A Strasburgo è successo qualcosa di piuttosto raro: qualcuno ha deciso di non usare il linguaggio felpato di Bruxelles.Il 15 settembre, durante il dibattito del Parlamento Europeo sulle cosiddette minacce ibride russe, l’eurodeputato slovacco Ľuboš Blaha di Direzione – Socialdemocrazia si è rivolto direttamente a Kaja Kallas.E non esattamente per farle i complimenti.«La più grande minaccia ibrida per l’Europa non è la Russia», ha detto in sostanza Blaha, indicando proprio Kallas e accusandola di spingere l’Europa verso un’escalation sempre più pericolosa. L’intervento è reale ed è stato rilanciato dallo stesso eurodeputato. (Telegram)Poi arriva il passaggio che sembra scritto da uno sceneggiatore inglese:Mr. Bean.Secondo Blaha, l’establishment tedesco avrebbe attribuito alla Russia l’episodio di Lipsia nel tentativo di colpire politicamente l’AfD.E qui bisogna distinguere la battuta — notevole — dai fatti accertati.Perché questa è l’accusa politica di Blaha, non una conclusione dimostrata: il governo tedesco ha invece attribuito alla Russia il tentato attacco con drone all’aeroporto di Lipsia/Halle, e successive inchieste giornalistiche tedesche hanno riferito di elementi che conducono a persone collegate al GRU, l’intelligence militare russa. Mosca ha respinto le accuse. (Reuters)Ma il cuore politico dell’intervento viene dopo.Blaha rovescia completamente la narrazione ascoltata in aula: contesta il riarmo europeo, le forniture militari all’Ucraina, l’allargamento della NATO verso Est e la rappresentazione della Russia come minaccia esistenziale per l’Europa.E conclude rivolgendosi direttamente a Kallas:«Lei è una guerrafondaia estrema. Se ne vada.»Si può essere d’accordo oppure no con Blaha.Si possono contestare alcune delle sue affermazioni — e alcune sono effettivamente contestate.Ma una cosa sarebbe piuttosto singolare far finta di non vedere:𝗡𝗘𝗟 𝗣𝗔𝗥𝗟𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗘𝗨𝗥𝗢𝗣𝗘𝗢 𝗘𝗦𝗜𝗦𝗧𝗘 𝗔𝗡𝗖𝗛𝗘 𝗤𝗨𝗘𝗦𝗧𝗔 𝗩𝗢𝗖𝗘.Non tutti considerano inevitabile l’escalation con Mosca.Non tutti condividono la linea di Kallas.Non tutti, quando sentono pronunciare la parola “Russia”, scattano automaticamente sull’attenti.E soprattutto non tutti hanno rinunciato a porre una domanda che, nell’Europa del 2026, dovrebbe essere banalissima:dove finisce la sicurezza e dove comincia l’escalation?Perché sulle guerre si può discutere seriamente.Anche senza trasformare Bruxelles in una puntata di Mr. Bean.
