HUSSAM ABU SAFIYA, IL MEDICO PALESTINESE, DETENUTO SENZA ACCUSE, NELL’OMBRA DELLA PENA DI MORTE. COSA POSSIAMO FARE DI CONCRETO? INTANTO FIRMARE (in fondo i link)

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HUSSAM ABU SAFIYA, IL MEDICO PALESTINESE, DETENUTO SENZA ACCUSE, NELL’OMBRA DELLA PENA DI MORTE. COSA POSSIAMO  FARE DI CONCRETO? INTANTO FIRMARE (in fondo i link)

HUSSAM ABU SAFIYA, IL MEDICO PALESTINESE, DETENUTO SENZA ACCUSE, NELL’OMBRA DELLA PENA DI MORTE

COSA POSSIAMO FARE DI CONCRETO? INTANTO FIRMARE (in fondo i link)

di Lavinia Marchetti

Gaza, 27 dicembre 2024. L’esercito israeliano circonda il Kamal Adwan Hospital nel nord della Striscia, entra nei reparti e arresta il direttore, Hussam Idris Abu Safiya, pediatra e neonatologo di cinquantuno anni, nato nel campo profughi di Jabalia. In quel momento l’ospedale è l’ultima struttura pienamente operativa per la chirurgia pediatrica nel nord; le sale sono sovraffollate, le incubatrici girano a intermittenza per la scarsità di carburante, i corridoi ospitano pazienti su barelle improvvisate. Abu Safiya porta sulla gamba i segni di un attacco con drone del mese precedente. Ha seppellito un figlio, Ibrahim, quindicenne ucciso da un drone il 25 ottobre 2024 nel cortile dello stesso ospedale, e il giorno dei funerali è tornato in reparto tra i feriti.

A novembre scorso descrissi dettagliatamente l’episodio qui https://www.academia.edu/145153423/IL_PEDIATRA_CHE_CAMMIN%C3%92_VERSO_IL_CARRO_ARMATO

Oggi, tredici maggio 2026, sono trascorsi più di cinquecento giorni dall’arresto. Abu Safiya si trova nel carcere del Negev, detenuto sotto la legge israeliana sugli «unlawful combatants» del 2002, senza accuse formalmente depositate in un’udienza pubblica, senza un fascicolo accessibile alla difesa. Il 28 aprile 2026 il tribunale distrettuale di Be’er Sheva ha prorogato ancora la sua detenzione per un periodo non specificato (Front Line Defenders, aggiornamento del 7 maggio 2026). Il 30 aprile, Physicians for Human Rights Israel ha presentato ricorso alla Corte Suprema israeliana per la liberazione immediata di quattordici medici palestinesi di Gaza detenuti da oltre un anno senza accuse, Abu Safiya tra loro (Reuters, 30 aprile 2026). La Corte non si è ancora pronunciata.

Il meccanismo giuridico che lo tiene in cella è stato ricostruito da MENA Rights Group con precisione. La legge del 2002 consente di trattenere individui ritenuti parte di organizzazioni ostili per periodi prolungati, con controllo giudiziario ridotto al minimo e senza onere della prova secondo gli standard ordinari. Nel caso di Abu Safiya, secondo quanto riferito dai legali, gli interrogatori condotti nei mesi successivi all’arresto non hanno prodotto elementi sufficienti per un’imputazione penale ordinaria: il caso sarebbe stato riportato sotto la legge sugli «unlawful combatants» proprio per evitare un processo con onere probatorio pieno (MENA Rights Group, scheda del caso, 2025-2026). Il 25 marzo 2025 il tribunale distrettuale di Be’er Sheva ha confermato l’ordine di detenzione per sei mesi sotto quella legge; l’accusa ha depositato un fascicolo classificato e la richiesta della difesa di accedervi è stata respinta. In ottobre il fermo è stato rinnovato per altri sei mesi. In aprile 2026, di nuovo. L’assenza di prove non produce libertà: produce rinnovi.
Per i primi quarantacinque giorni dall’arresto, Abu Safiya è rimasto in isolamento totale, senza accesso a un avvocato, in quello che Al Mezan Center for Human Rights descrive come detenzione incommunicado (Al Mezan, comunicato del 9 gennaio 2025). Al primo colloquio con l’avvocata Gheed Kassem, nel febbraio 2025, il medico aveva perso tra venti e quaranta chilogrammi, presentava quattro costole fratturate, lesioni agli occhi, segni di scabbia e un’aritmia cardiaca preesistente aggravata dal diniego sistematico di cure. Ha riferito dieci giorni di interrogatori quasi ininterrotti, venticinque giorni di isolamento, percosse con bastoni e manganelli elettrici (Al Mezan, 11 febbraio 2025; MENA Rights Group, scheda del caso). Nell’incontro successivo, di soli diciassette minuti, l’avvocata ha documentato lo stesso quadro aggravato. Al 9 luglio 2025, secondo quanto riferito dalla stessa avvocata a Middle East Monitor, Abu Safiya aveva perso oltre quaranta chilogrammi, passando da circa cento a circa sessanta, ed era stato picchiato duramente il 24 giugno 2025. Il 24 marzo 2026 esperti delle Nazioni Unite hanno chiesto la liberazione immediata dopo nuove segnalazioni di «severe torture», definendo le sue condizioni di salute «dire» e denunciando il diniego di esami medici e cure essenziali (OHCHR, 24 marzo 2026).

Su questo quadro si sono sovrapposte, tra marzo e maggio 2026, due leggi israeliane che cambiano il contesto in cui il caso di Abu Safiya va letto. Il 30 marzo 2026 la Knesset ha approvato con sessantadue voti favorevoli e quarantotto contrari il «Penal Bill (Amendment – Death Penalty for Terrorists)», che istituisce la pena di morte per impiccagione per reati classificati come terrorismo e si applica, nella sua formulazione, esclusivamente ai palestinesi. La legge prescrive che la sentenza venga eseguita entro novanta giorni dalla decisione definitiva (Death Penalty Information Center, 30 marzo 2026; AP, 31 marzo 2026; New York Times, 30 marzo 2026). Il 2 aprile 2026 l’OHCHR ha definito questa legge «un regime discriminatorio di pena capitale» applicato «effettivamente in modo esclusivo contro i palestinesi», denunciando la violazione del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, che Israele ha ratificato nel 1991 e che vieta le pene capitali obbligatorie in quanto intrinsecamente arbitrarie (OHCHR, comunicato del 2 aprile 2026). L’ 11 maggio 2026 è seguita una seconda legge, distinta, che istituisce un tribunale speciale per gli accusati degli attacchi del 7 ottobre 2023, approvata con novantatré voti e zero contrari (AP, 12 maggio 2026; The Guardian, 12 maggio 2026).

La campagna CODEPINK afferma esplicitamente che Abu Safiya «Sà è uno dei primi sulla lista per essere preso di mira da questa nuova legge barbarica» (CODEPINK, pagina di campagna, 2026). Abu Safiya non è formalmente imputato in nessun procedimento capitale, e il figlio Elias ha dichiarato ad Arab News che «la cartella clinica del caso è pulita» e che la pubblica accusa israeliana «non ha trovato prove a sostegno delle accuse di terrorismo e, fino ad oggi, non ha depositato alcuna accusa formale» (Arab News, 7 aprile 2026). La preoccupazione della famiglia, però, ha una logica strutturale che prescinde dall’esistenza di una lista formale. La nuova legge costruisce un percorso: l’accusa generica di terrorismo già presente in forma verbale, un processo con garanzie processuali gravemente ridotte, una condanna, l’esecuzione entro novanta giorni. Un uomo trattenuto senza prove, sotto sospetto pubblicamente dichiarato di affiliazione ad Hamas, nel momento in cui venisse formalmente imputato si troverebbe in un circuito da cui l’uscita è diventata più stretta di quanto non fosse prima del 30 marzo 2026. Il figlio Elias, in questa consapevolezza, ha dichiarato ad Arab News: «Sussultiamo al suono di ogni telefonata e di ogni aggiornamento da Gaza. Temiamo che ogni parola possa portare la fine» (Arab News, 7 aprile 2026). A maggio 2026, Abu Safiya si trova nel carcere di Nafha, nel deserto del Negev, e secondo quanto riferito da Physicians for Human Rights Israel non ha potuto incontrare il suo avvocato per oltre cinquanta giorni, in seguito al trasferimento avvenuto in condizioni che le autorità carcerarie hanno collegato alla situazione di sicurezza regionale.

La risposta internazionale è documentata e articolata, anche se non ha ancora prodotto risultati sul piano della liberazione. Il 30 aprile 2026 MENA Rights Group ha presentato petizione al Working Group on Arbitrary Detention delle Nazioni Unite, chiedendo che la detenzione di Abu Safiya sia dichiarata arbitraria e che venga ordinato il rilascio immediato. Amnesty International mantiene attiva una campagna globale. MedGlobal, organizzazione di cui Abu Safiya era lead physician a Gaza, ha lanciato il 30 giugno 2025 una campagna sostenuta da ventitré organizzazioni, tra cui Human Rights Watch e Médecins du Monde International Network. Nel febbraio 2026, l’organizzazione medica tedesca IPPNW ha consegnato quattordicimila firme al Ministero degli Esteri tedesco. Quarantadue parlamentari britannici hanno sottoscritto l’Early Day Motion 601 già nel gennaio 2025.

FIRMARE

Firmare richiede tre minuti. Amnesty International ha una pagina globale attiva, rivolta alle autorità israeliane, che chiede la liberazione immediata e incondizionata. Chi si trova negli Stati Uniti può usare anche la pagina di Amnesty USA, che consente di inviare direttamente un appello alle autorità militari e diplomatiche israeliane. CODEPINK ha più canali aperti: una petizione indirizzata al Dipartimento di Stato americano e una all’American Medical Association per rompere il silenzio istituzionale. È un modello replicabile: in Italia si potrebbe sollecitare la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici con la stessa logica. Su Change.org esistono due petizioni attive. Il gruppo irlandese Uplift ha una lettera pubblica aperta nata dalla frase che il medico ha pronunciato durante una visita legale: «Does anyone remember me?». TWAILR, rete di giuristi internazionali, raccoglie adesioni accademiche.
Per chi vuole agire in Italia, il canale più diretto è scrivere al Ministero degli Esteri e al proprio parlamentare citando il nome di Hussam Abu Safiya, chiedendo che il governo italiano sollevi formalmente il caso con Israele. Non è un semplice gesto simbolico si chiama pressione diplomatica aggregata che ha già prodotto, in altri casi, risultati concreti.

Io li ho firmati tutti, se qualcuno ha altre campagne le aggiungo

🔴 FIRMA QUI — Hussam Abu Safiya
🌍 Amnesty International (globale):
https://www.amnesty.org/en/petition/release-dr-hussam-abu-safiya/
🇺🇸 Amnesty USA:
https://www.amnestyusa.org/urgent-actions/israel-and-the-occupied-palestinian-territory-release-pediatrician-and-hospital-director/
✊ CODEPINK — petizione al Dipartimento di Stato USA:
https://www.codepink.org/freeabusafiya
🏥 CODEPINK — petizione all’American Medical Association:
https://www.codepink.org/ama
🇨🇦 Change.org (Canada):
https://www.change.org/p/release-dr-hussam-abu-safiya-now
🇺🇸 Change.org (USA):
https://www.change.org/p/demand-the-idf-release-dr-hussam-abu-safiya
🇮🇪 Uplift Ireland — lettera aperta:
https://my.uplift.ie/petitions/open-letter-to-dr-hussam-abu-sufiya-we-remember-you
⚖️ TWAILR — giuristi internazionali:
https://twailr.com/petition-for-the-release-of-dr-hussam-abu-safiya

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