Pagare la guerra. La Nato s’inventa una banca per raccogliere fondi per il riarmo, e per accontentare zio Donald…

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Pagare la guerra. La Nato s’inventa una banca per raccogliere fondi per il riarmo, e per accontentare zio Donald…

Sandor Kopacsi

Pagare la guerra

Il recente vertice NATO di Ankara si è concluso in modo alquanto prevedibile. I sudditi europei devono continuare a pagare le spese del padrone americano e sono entusiasti di farlo. Dovranno anche aiutare il boss a continuare a portare morte e distruzione in Medio Oriente perché l’America da sola non riesce.
Sul vertice in quanto tale non c’è molto altro da dire. Vale invece la pena di commentare alcuni aspetti a latere del meeting.

Innanzitutto, la situazione europea. In un articolo del “Financial Times”, “Britain’s power problem”
(https://www.ft.com/content/17eb685f-ec11-4e0c-8b9d-a38ff6e64719?syn-25a6b1a6=1), si analizza lo stato dell’esercito britannico, già vincitore delle ultime due guerre mondiali, che è comatoso.

Il paese spende 90 miliardi di dollari l’anno di spesa militare, quindi non proprio spiccioli, ed è al sesto posto nella classifica mondiale per spese complessive (spende come l’India, per fare un confronto, e un quarto della Cina). Ma a che cosa servono questi soldi? Partiamo dai soldati, che sono per l’appunto quelli che combattono le guerre. All’apice della guerra fredda, metà anni ’50, il paese aveva quasi 850.000 persone sotto le armi. Negli anni ’70 si erano dimezzate. All’inizio del nuovo secolo si erano nuovamente dimezzate e oggi sono molte meno. Al ritmo a cui muoiono nella guerra in Ucraina, sarebbero già finiti anni fa.

Sul piano del materiale bellico, le cose non vanno meglio. Osserva l’articolo: “Lo spettacolo della Royal Navy che ha impiegato circa una settimana per inviare un singolo cacciatorpediniere…dalla costa meridionale dell’Inghilterra ha suscitato derisione durante la guerra tra Stati Uniti e Iran. Una volta giunto a Cipro, il cacciatorpediniere, l’HMS Dragon, ha subito un’ulteriore umiliazione quando un problema tecnico ne ha richiesto l’attracco al porto”. Per giunta di questi prodigi la Royal Navy ne ha 13 contro 60 negli anni ’80.

Non meglio va con l’artiglieria, dove gli alti ufficiali ammettono che le riserve di droni e proiettili in una guerra come quella che si combatte in Ucraina durerebbero poche settimane. Non è che non si siano spesi soldi, ma i risultati sono scarsissimi: “Il veicolo corazzato da combattimento Ajax, destinato a diventare la spina dorsale dell’esercito, è in ritardo di otto anni rispetto alla tabella di marcia, è costato più di 6 miliardi di sterline e ha causato malori ai soldati durante le prove a causa di vibrazioni e rumore eccessivi”.

L’acquisto dei caccia F35 e la costruzione di 12 sommergibili nucleari costerà decine di miliardi che non si sa bene dove trovare. Ai tavoli internazionali, la Gran Bretagna si presenta ancora come una potenza, ma in una guerra vera la prenderebbe pure dalla Bielorussia o da Hezbollah, a meno di non tirargli bombe atomiche.

Osserva uno studioso del think tank European Council on Foreign Relations: “stiamo perdendo influenza perché l’occidente la sta perdendo. L’alleanza occidentale si sta frammentando e l’asse autoritaria cinese si rafforza”. E già! Quindi che si fa? Ci si riarma sino ai denti.

Siccome i soldi latitano ecco che è emersa la proposta di creare una banca globale per la difesa (https://aresdifesa.it/il-canada-lancia-la-banca-per-la-difesa-sicurezza-e-resilienza/). Il premier canadese Carney, dopo vari incontri sia in sede NATO che in Canada, ha lanciato l’idea di creare una banca per finanziare la guerra. La proposta ha sinora ricevuto il sostegno di Albania, Belgio, Grecia, Lettonia, Lussemburgo, Romania, Turchia e Ucraina, ossia sei nazioni senza un esercito degno di questo nome, una nazione il cui esercito è stato distrutto nel corso degli ultimi anni e la Turchia, l’unica che potrebbe davvero giovarsi di questi fondi. L’idea è raccogliere 100 miliardi per finanziare le spese militari.

L’iniziativa a oggi sembra più un fondo di investimento che una banca. Ad ogni modo, aspetti tecnici a parte, è la dimensione che fa ridere. Si parla infatti di raccogliere 100 miliardi una tantum, una cifra del tutto insufficiente. Si consideri che una banca con 100 miliardi di attivo non si noterebbe, non dico nel panorama internazionale, ma nemmeno in un paese di media importanza come l’Italia.

Certo, una volta avviato il progetto nulla vieta di espanderlo, ma il problema è che non è facile reperire risorse significative. I debiti pubblici e privati dei paesi occidentali sono immensi ed espanderli ulteriormente non è facilissimo. L’unico modo per avere risorse a sufficienza sarebbe un grande reset. Un default sul debito pubblico dei paesi occidentali, poniamo un taglio del 50% sul nominale, darebbe uno spazio di migliaia, forse decine di migliaia, di miliardi con cui costruire un arsenale in grado di vincere la terza guerra mondiale senza far terminare il mondo. Questo però richiederebbe che gli stati si scontrassero contro il capitale finanziario e lo piegassero, il che a sua volta richiederebbe la subordinazione del potere politico, schiavo del capitale finanziario, a quello militare. I generali dovrebbero costringere con la pistola alla tempia i politici a scontrarsi con le banche. Non appare pensabile nello scenario dei paesi occidentali oggi. Ma mai dire mai!

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