Pedro Almodóvar, il cineasta della trasgressione dalla movida madrilena alla scena internazionale

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Pedro Almodóvar, il cineasta della trasgressione dalla movida madrilena alla scena internazionale

Manuel M Buccarella

Compie oggi 77 anni Pedro Almodóvar, probabilmente il regista spagnolo più identificato con l’immaginario post-franchista: la sua carriera nasce infatti dentro la Movida madrilena alla fine degli anni Settanta e si costruisce attorno a un cinema di corpi, desiderio e melodramma, interpretati in maniera anticonformista e talvolta anche grottesca, soprattutto con riferimento all’orgoglio “nazionalpopolare” iberico.

Da “Donne sull’orlo di una crisi di nervi” a “Tutto su mia madre”, da “Volver” a “Dolor y gloria”, la sua filmografia ha tracciato una linea coerente: l’attenzione ossessiva alla figura materna e femminile, l’ibridazione tra commedia e tragedia, un uso del colore quasi pittorico. Lo fa lanciando attori di grande profondità come un’immensa Carmen Maura, considerata una delle muse del regista, con quattro Premi Goya vinti, il pluripremiato Antonio Banderas e la grande Penélope Cruz, Premio Oscar come miglior attrice non protagonista in Volver. Tra i temi maggiormente ricorrenti, oltre al ruolo della figura femminile, vi è senz’altro anche l’omosessualità, in sintonia con le inclinazioni di Almodóvar. Ha conseguito due Premi Oscar con Tutto su mia madre (2000) e Parla con lei (2003).

La svolta anglofona e il Leone d’oro

Negli ultimi anni Almodóvar ha ampliato il proprio perimetro linguistico. Dopo “La stanza accanto”, premiato con il Leone d’oro alla Mostra di Venezia e girato in inglese con Tilda Swinton e Julianne Moore, è tornato allo spagnolo con “Bitter Christmas” (titolo internazionale “Autofiction”). Il nuovo film, uscito nelle sale spagnole a marzo 2026, è stato presentato in concorso ufficiale al Festival di Cannes con un cast internazionale che include Bárbara Lennie, Leonardo Sbaraglia e Aitana Sánchez-Gijón. La critica spagnola lo ha letto come un’opera fortemente autoreferenziale: un autoritratto in cui il regista porta più lontano che mai la propria pulsione autofinzionale, mettendo al centro il proprio ruolo di creatore per interrogare l’ego e la libertà artistica.

Cannes 2026 ha offerto anche l’occasione per un intervento pubblico dai toni netti: sul palco del festival, Almodóvar ha dichiarato che gli artisti devono alzare la voce contro “mostri” come Trump, Netanyahu e Putin, confermando una postura di engagement politico che negli ultimi anni ha accompagnato sempre più spesso le sue uscite pubbliche, al di là della sola produzione cinematografica.

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