“Questa è la fine, mi vogliono uccidere”: l’agonia del dottor Abu Safia sotto le torture di Israele (La Redazione de l’AntiDiplomatico)

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“Questa è la fine, mi vogliono uccidere”: l’agonia del dottor Abu Safia sotto le torture di Israele (La Redazione de l’AntiDiplomatico)

Il dottor Hussam Abu Safia, direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Gaza arrestato dalle forze israeliane alla fine del 2024, è in imminente pericolo di vita a causa delle torture e delle gravi privazioni subite in carcere. A lanciarlo è l’allarme del suo avvocato, diffuso il 4 luglio.“Nuove e allarmanti informazioni, trasmesse dal legale di Abu Safia in collaborazione con l’ONG Medici per i Diritti Umani, dimostrano in modo inequivocabile che le autorità israeliane stanno intensificando le persecuzioni contro il medico, sottoponendolo a torture sistematiche e a condizioni di detenzione durissime”, ha dichiarato il Palestinian Prisoners’ Club (PPC), confermando che l’uomo si trova in isolamento e senza alcuna assistenza medica. Il PPC ha aggiunto che tali misure mirano a “sfinirlo fisicamente e psicologicamente”, parlando di un tentativo deliberato di provocarne una “morte lenta”.Giovedì scorso l’avvocato Nasser Odeh ha visitato il medico nel centro di interrogatorio sotterraneo di Rakefet, all’interno del carcere israeliano di Nitzan. Medici per i Diritti Umani in Israele ha riportato la testimonianza del legale, secondo cui Abu Safia presentava “gravi ferite recenti alla testa, nella zona oculare, sulle orecchie e sul collo”. L’ONG ha riferito che Odeh “ha faticato a riconoscerlo” al primo sguardo.Durante il colloquio, il medico mostrava gravi difficoltà respiratorie e un’estrema debilitazione: “Faceva fatica a rimanere seduto senza cadere e in diverse occasioni è sembrato sul punto di svenire”, ha scritto l’avvocato. “Sulla base di queste osservazioni dirette, il legale ha concluso che la vita del dottor Abu Safia è in pericolo immediato”, ha ribadito l’ONG, chiedendo il suo trasferimento urgente in una struttura idonea e una visita medica indipendente.In custodia da quasi due anni, il medico ha affidato al legale un messaggio straziante: “Questa è l’ultima volta che mi vedrete… Mi hanno portato qui per uccidermi. Non credo che sopravviverò. Questa è la fine”.Il Servizio penitenziario israeliano, che fa capo al ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, ha respinto le accuse sostenendo che la gestione del detenuto rispetti la legge: “Ogni segnalazione viene esaminata in conformità ai protocolli”.Nel frattempo, la famiglia del medico, guidata dal figlio, ha lanciato un appello disperato definito come il loro “ultimo grido” prima che sia troppo tardi, mentre il deputato israeliano alla Knesset Ofer Cassif ne ha chiesto l’immediata scarcerazione. L’Alta Corte israeliana ha invece respinto la richiesta di rilascio solo poche settimane fa.Prima del trasferimento a Nitzan, Abu Safia era stato recluso nella famigerata struttura di Sde Teiman, nota per il caso delle violenze sessuali di gruppo commesse dai soldati contro un detenuto palestinese nel luglio 2024 (i militari coinvolti, inizialmente fermati, hanno visto decadere ogni accusa).Il dottor Abu Safia era uno dei medici di Gaza che avevano scelto di non abbandonare i propri pazienti nonostante gli ordini di evacuazione dell’esercito israeliano. Fu catturato nel dicembre 2024 durante un violento raid all’ospedale Kamal Adwan in cui, secondo l’ONG Euro-Med Monitor, vennero uccisi diversi operatori sanitari e civili sfollati. Da allora, le privazioni lo hanno devastato: già a luglio 2025 il medico aveva perso circa 40 chili.

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