Il nuovo rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia della Puglia, pubblicato a giugno 2026, delinea un quadro macroeconomico caratterizzato da poca crescita e un calo dell’occupazione. Il sistema produttivo regionale mostra segnali di fragilità, evidenziando un andamento a due velocità tra i diversi settori.
Il PIL regionale nel 2025 è aumentato solo dello 0,4%, un valore inferiore sia alla media del Mezzogiorno (0,7%) sia a quella nazionale (0,5%); l’occupazione è diminuita dello 0,3%, interrompendo il trend di crescita degli anni passati, mentre la disoccupazione è risalita fino a toccare la soglia del 10%. Ad ogni modo, tra il 2007 e il 2023 la Puglia ha registrato un aumento del valore aggiunto dell’1,1% (meno 1,9% nel Mezzogiorno e più 3,2% in Italia), il recupero ha interessato in particolare le province di Bari, Lecce e Barletta-Andria-Trani. La provincia di Bari ha registrato la crescita più elevata (5,8%), «sostenuta dall’andamento dei servizi». Dell’espansione del terziario hanno beneficiato anche le province di Lecce (1,7%) e Bat (1%). Hanno invece mostrato un andamento negativo Brindisi (meno 1,1%) «penalizzata da industria e costruzioni», Foggia (meno 3,5%) «che ha risentito del calo di costruzioni e servizi» e Taranto (meno 5,1%) «anche per le difficoltà del siderurgico».
L’edilizia ed il turismo si confermano i veri motori trainanti dello sviluppo regionale mentre l’industria rappresenta l’anello debole del periodo, penalizzata da una contrazione dell’attività. I salari restano strutturalmente bassi, incidendo sul potere d’acquisto delle famiglie. Le retribuzioni fra il 2008 e il 2023 in Puglia sono diminuite del 9,8% a prezzi costanti, soprattutto a causa «della diminuzione delle ore lavorate per occupato». Nel 2022 e nel 2023 «il calo ha riflesso invece prevalentemente quello delle paghe orarie, penalizzate dall’aumento dell’inflazione».
Negli ultimi anni, si legge ancora nel rapporto, il turismo in Puglia «ha registrato un’espansione significativa, che si è confermata nel 2025» con arrivi e presenze cresciuti, rispettivamente, del 13,1% e del 10,4% nell’ultimo anno.Nel rapporto si sottolinea come «l’espansione della domanda internazionale, insieme a una progressiva riduzione della stagionalità tra gli italiani, hanno contribuito a distribuire i flussi in modo più equilibrato nel corso dell’anno e si sono accompagnate a un innalzamento qualitativo dell’offerta ricettiva”. Allo stesso tempo, dopo la pandemia, «le imprese locali del settore hanno dimostrato una spiccata reattività nel recupero della redditività e un calo della vulnerabilità finanziaria». “Nel 2023 – è spiegato – il valore aggiunto dei servizi di alloggio e ristorazione era superiore del 18% rispetto a 10 anni prima (a fronte del 13% del totale dell’economia regionale); addetti e ore lavorate sono aumentati di oltre il 40%». Il comparto, si legge ancora, «registra una elevata diffusione di lavoro stagionale part-time e retribuzioni inferiori alla media del settore privato».

