“Rilasciate mio padre”, il dottore Hussam Abu Safiya (articolo su Haaretz, Israele)

0comments 3.87 mins read
“Rilasciate mio padre”, il dottore Hussam Abu Safiya (articolo su Haaretz, Israele)

RILASCIATE SUO PADRE

traduzione di un articolo di Gideon Levy su Haaretz di oggi 9 luglio 2026, dopo un colloquio con il figlio del Dottor Hussam Abu Safiya. (Vi invito alla lettura e alla condivisione, non mi interessa che mi citiate, basta diffondere)

Gideon Levy

Ciò che resta della famiglia del dottor Hussam Abu Safiya è ammassato in un appartamento ad Almaty, in Kazakistan. L’ambasciata kazaka a Tel Aviv è riuscita a far uscire la famiglia da Gaza, dopo che Abu Safiya è stato rapito da Israele, suo figlio Ibrahim è stato ucciso in un attacco con drone israeliano e i suoi altri due figli sono stati feriti. Ora sono tutti nella casa della loro nonna, la madre della moglie kazaka del medico, Albina.

Secondo il rapporto dell’avvocato che lo ha incontrato la scorsa settimana, Abu Safiya sta morendo. L’avvocato ha faticato a riconoscerlo. Ha detto che il suo cliente aveva difficoltà a respirare, parlare o stare seduto. Israele ha semplicemente sbadigliato. Considera il medico un terrorista. Però nella casa di Almaty sono così angosciati e ansiosi da riuscire a dormire zero la notte. Ci sono anche diversi israeliani che passano notti insonni per il destino del medico rapito, che aveva insistito per rimanere con le centinaia di bambini feriti nell’ospedale Kamal Adwan, che dirigeva.

Pochi giorni fa ho parlato a lungo con il suo figlio maggiore, Eliyas, 28 anni, tecnico di laboratorio. Mi ha parlato dall’appartamento della nonna ad Almaty. Ci sono stati momenti in cui la voce gli si è strozzata per le lacrime. Ha visto suo padre per l’ultima volta nel suo ospedale all’inizio di dicembre 2024. Allora cercò di convincerlo ad andarsene: “Ibrahim è stato ucciso, Idris è stato ferito da un bombardamento sulla nostra casa, io sono stato ferito da un proiettile. Non abbiamo niente da mangiare, papà. Andiamocene”, disse a suo padre.

Abu Safiya spiegò che non poteva abbandonare i 187 bambini ricoverati con ustioni e ferite gravi. “I miei figli non sono più importanti dei bambini in ospedale”, disse a suo figlio. Anche l’agente del servizio di sicurezza Shin Bet “capitano Wahh” fece pressione su Abu Safiya perché se ne andasse, però lui disse che lo avrebbe fatto soltanto insieme ai suoi pazienti. Eliyas è convinto che suo padre sia stato rapito perché parlava con i media internazionali di ciò che accadeva nel suo ospedale. “A Israele non ha mosso attacchi, cercava soltanto di mobilitare aiuti”, ha detto suo figlio. Abu Safiya inviò all’agente dello Shin Bet immagini dall’ospedale. È dubbio che ne sia stato toccato.

L’ospedale era pieno di corpi di bambini. Quando i genitori venivano a cercare i propri figli, Abu Safiya chiedeva loro l’età del bambino e, sulla base di quella, consegnava loro un sacco con i resti di un corpo, del peso giusto per quell’età. Un neonato di un anno: un chilo, 2,2 libbre; un bambino di 5 anni: 5 chili. Bambini morti a peso. Era impossibile identificarli, bruciati e schiacciati, e perciò dovette fare ciò che fece.

Seppellì suo figlio Ibrahim, ucciso dal fuoco dell’esercito israeliano, nel complesso dell’ospedale, e pochi giorni dopo chiese ai suoi figli di portarne il corpo in un cimitero. Abu Safiya sapeva che Israele avrebbe distrutto l’ospedale ed era preoccupato per il corpo di suo figlio. Ibrahim aveva 20 anni quando morì.

Quaranta giorni dopo il suo rapimento dall’ospedale, avvenuto circa 550 giorni fa, la famiglia ricevette il primo segno di vita: Abu Safiya era in isolamento nel campo di detenzione di Sde Teiman. Da allora è stato sballottato tra le prigioni e le sue condizioni sono costantemente peggiorate. È chiaro che Israele sta abusando del medico per il puro gusto dell’abuso. Il mese scorso, la giudice dell’Alta Corte Gila Canfy Steinitz ha respinto la petizione del medico contro la sua detenzione continuata.

“Hai figli?”, mi ha chiesto Eliyas. “Quanto i tuoi figli amano te, così noi amiamo nostro padre e ci manca”. A settembre la moglie di Eliyas dovrebbe partorire un figlio in Kazakistan. Lo chiameranno Ibrahim, in memoria dell’Ibrahim morto.

Eppure questa è soltanto una storia straziante, quella di un uomo strappato alla moglie e ai figli, fino a un certo punto. L’abuso contro Abu Safiya è crudele quanto l’abuso contro gli ostaggi israeliani. L’abuso fisico ed emotivo che sta subendo è prodotto di puro sadismo. Il volto mite di Abu Safiya è diventato il volto dell’ombra di un uomo. È diventato anche il volto del male di Israele. Ora dobbiamo fare tutto il possibile per ottenerne il rilascio.

Il suo destino dovrebbe toccare il cuore di ogni israeliano, quanto il destino dei nostri stessi ostaggi, però questa è ormai una questione senza speranza nella realtà israeliana presente.

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere contenuti fantastici nella tua casella di posta, ogni mese.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere contenuti fantastici nella tua casella di posta, ogni mese.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.