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“Prima della brutta stagione le autorità russe di Luhansk vorrebbero affidare i minori ucraini a nuove famiglie di provata fede filo-Putin. Sul web le schede sono registrate con l’indirizzo “ru”, come per ogni pubblico ufficio russo. Al solo scopo, precisano, di «proteggere i diritti e gli interessi degli orfani e dei bambini lasciati senza cure dei genitori, nonché di fornire ai cittadini informazioni sui bambini lasciati senza cure parentali».
È quanto leggiamo su “Avvenire”, quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). È il famoso dossier relativo ai bambini che sarebbero stati rapiti dall’inizio del conflitto russo-ucraino dai russi, rispetto ai quali la Santa Sede e la stessa Cei sono da tempo impegnati per farlo ritornare a casa dalle proprie famiglie d’origine. Il cardinale Zuppi in persona ha profuso il suo personale impegno, esercitando pressioni presso le autorità moscovite, grazie alle quali è riuscito ad ottenere la “restituzione” di diversi minori.
C’è chi aveva 9 anni quando la guerra è cominciata, e chi oggi ne ha 16. Alcune ragazze vengono mostrate in abiti da sera, o in tenuta non proprio scolastica, con l’ambigua precisazione che «lo sviluppo fisico è corrispondente all’età». Fonti ucraine contattate da Avvenire confermano che è in corso l’identificazione dei 310 minorenni e che la gran parte di loro ha familiari in Ucraina che li cercavano da tempo. Altri hanno comunque dei parenti a cui gli “educatori “ avrebbero dovuto rivolgersi per verificare se volessero prendersene cura.Ma da Luhansk non è arrivata alcuna volontà di cooperazione.
Tra i ragazzi riconosciuti, alcuni provengono dalle aree occupate nel 2022, come la regione di Mykolaiv e Kherson. Altri da Mariupol, che è saldamente nelle mani della Federazione Russa.
Spesso i ragazzi, quando non vengono assegnati a famiglie – si legge nel rapporto – vengono trasferiti in località remote, per farne perdere le tracce e proporre loro un’alternativa all’orfanotrofio.
«In alcuni casi – riferisce il nuove dossier di Yale -, i bambini che sono entrati in questa rete di campi, i cosiddetti “centri familiari” e altre strutture, e sono stati inseriti nel programma russo di affidamento e adozione coatti, hanno finito per essere collocati presso famiglie in Russia, diventando cittadini naturalizzati della Federazione Russa».
Lo studio si fonda in buona parte su documenti e dichiarazioni circolate sui social media e la stampa locale russa, poi confermati dall’esame di immagini satellitari.
fonte Avvenire
