(articolo realizzato con il contributo dell’IA)
Il 10 luglio 1976, poco dopo le 12.30, un guasto al reattore A101 dello stabilimento chimico Icmesa di Meda, al confine con Seveso, provocò il rilascio nell’atmosfera di una nube contenente TCDD, la più tossica tra le diossine in un’azienda svizzera di proprietà della Hoffmann-La Roche. L’impianto produceva triclorofenolo, sostanza impiegata nella fabbricazione di diserbanti ed erbicidi: quel sabato, al termine di un turno di lavorazione prolungato per far fronte all’aumento della domanda, il sistema di raffreddamento non si attivò e la temperatura salì oltre i limiti di sicurezza, generando una quantità di diossina che le stime più recenti collocano tra i 15 e i 18 chili.
Il vento spinse la nube tossica sui centri della bassa Brianza — Seveso, Meda, Cesano Maderno e Desio — a una ventina di chilometri da Milano. Nei giorni successivi comparvero i primi casi di cloracne, grave dermatosi legata all’esposizione alla diossina: oggi i casi accertati sono 193. Morirono centinaia di migliaia di animali, la vegetazione avvizzì, interi quartieri furono evacuati e demoliti. Di fronte al rischio di malformazioni fetali, il governo Andreotti autorizzò in via eccezionale l’interruzione di gravidanza per le donne dell’area contaminata, in un Paese dove l’aborto era ancora illegale — due anni prima dell’approvazione della legge 194.
Il disastro segnò una svolta nella cultura della prevenzione industriale: da esso nacque la direttiva comunitaria 82/501/CEE, passata alla storia come “direttiva Seveso”, primo quadro normativo europeo sul controllo dei rischi di incidente rilevante legati a sostanze pericolose.
Oggi, nel giorno esatto del cinquantenario, Seveso ospita una cerimonia ufficiale al Bosco delle Querce — il parco nato dalla bonifica dell’area un tempo più contaminata — alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del governatore della Lombardia Attilio Fontana. Mattarella ha incontrato ragazzi e associazioni sportive locali, in un luogo che da simbolo della devastazione è diventato, nel tempo, polmone verde della comunità.
