“La tregua in Libano non era ancora cominciata che il primo ministro israeliano Netanyahu aveva già annunciato il suo piano di destabilizzazione della regione: lo stato ebraico vuole avere la possibilità di concentrarsi sull’Iran e la battaglia contro la sua influenza coinvolge inevitabilmente la Siria di Assad dove Israele occupa dal 1967 le alture del Golan e tiene nel mirino da anni i suoi rivali – scrive significativamente su Il Manifesto il noto giornalista Alberto Negri”.
Da Idlib, roccaforte del jihadismo, i ribelli si sono risvegliati con un’avanzata fulminea verso Aleppo ed oltre,sostenuti dalla Turchia di Erdogan, da Israele, che copre con la sua aviazione tale avanzata, e dagli Stati uniti d’America,che hanno qui la base militare a guardia ai pozzi petroliferi. Le forze leali al presidente Assad sono in verità deboli, pur se accompagnate dai pasdaran iraniani, dagli ultimi Hezbollah rimasti e dall’aviazione russa, intervenuta con ritardo e forse con non molta convinzione, considerato anche il notevole impegno nello scenario del conflitto russo-ucraino.
