Manuel M Buccarella
Nel gennaio del 2026 entrerà in vigore in Italia la prima normativa di settore sui PFAS introdotta con un decreto legislativo del 2023 in recepimento di una direttiva europea: la soglia limite sarà di 100 nanogrammi per litro come somma di 24 molecole diverse.
I PFAS (acronimo di PerFluorinated Alkylated Substances, in italiano sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate,o sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche) sono un gruppo di fluoruri alchilici dotati di proprietà tensioattive. Vengono utilizzati su molti materiali tra cui tessuti, tappeti e pellami, carta. Sono usati come coadiuvanti tecnologici nella produzione di fluoropolimeri.I PFAS sono stabili chimicamente e termicamente. Ciò causa la loro persistenza ambientale e la possibilità di accumularsi negli organismi, nei quali permangono per periodi prolungati. Sono a tutti gli effetti degli interferenti endocrini. Gli interferenti endocrini, chiamati anche perturbatori, sono una vasta categoria di molecole e/o miscele di sostanze che alterano la normale funzionalità ormonale dell’apparato endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo, della sua progenie o di una popolazione o sottopopolazione dello stesso (European Workshop on the impact of endocrine disruptors on human health and wildlife, 2-4 December, 1996, Weybridge). Le conseguenze possono causare tumori, difetti (teratogeni) alla nascita, alterate capacità riproduttive e altri disturbi dello sviluppo in relazione all’apparato bersagliato.
Il rapporto “Acqua senza veleni” di Greenpeace
Negli scorsi giorni Greenpeace Italia
I volontari di Greenpeace nei mesi di settembre e ottobre hanno eseguito 260 campionamenti in tutte le regioni e province, quasi tutti presso fontanelle pubbliche: in quasi l’80 percento dei prelievi è stata accertata da un laboratorio indipendente la presenza di almeno una sostanza mentre nel complesso sono state individuate 58 diverse molecole. Le più diffuse sono risultate essere il Pfoa (acido perfluoroottanoico) e il Tfa che, laddove riscontrato, ha fatto rilevare le quantità maggiori.
In generale, come dichiarato dal responsabile della campagna di Greenpeace, Giuseppe Ungherese, sembra esistere una correlazione tra concentrazioni di questo particolare tipo di inquinanti e il grado di industrializzazione dei territori. Il Mezzogiorno, infatti, presenta i livelli più bassi. Tra le regioni virtuose proprio la Puglia, che occupa il terzultimo posto in classifica.
Prendendo come riferimento i limiti di legge di prossima introduzione, dunque, solo poche zone presentano indicatori preoccupanti (Arezzo, Milano, il Vicentino, per esempio), ma se si assume come premessa il fatto che solo lo “zero tecnico” è considerato pienamente rassicurante, allora la prospettiva cambia. L’Istituto Superiore di Sanità ha infatti raccomandato criteri più restrittivi.
Per quanto riguarda la provincia di Lecce campionamenti sono stati fatti nel capoluogo e a Nardò. In entrambi i casi è stata riscontrata la presenza di Pfoa: 2,9 nanogrammi per litro a Lecce e 3,4 a Nardò. Valori che per esempio in Danimarca (dove la soglia è di 2 nanogrammi per litro come somma di quattro molecole (PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS) sarebbero fuorilegge e negli Stati Uniti vicini al limite (4 nanogrammi per litro per Pfoa e Pfos).
