Un autunno ed un inverno caldi per le famiglie e le imprese sul fronte dell’energia

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Un autunno ed un inverno caldi  per le famiglie e le imprese sul fronte dell’energia

Alessandro Volpi

Una premessa indispensabile. Scrivo una breve nota che estrapola e semplifica, forse banalizza, un tema enorme, ma in fondo credo che la questione non sia facilmente eludibile.

Il prezzo del gas a megawattora è salito in pochissimi mesi di circa 40 euro ed è arrivato a sfiorare gli 80 euro.

Un prezzo del gas stabilmente compreso tra 75 e 80 euro per megawattora non significa che una famiglia vedrà automaticamente raddoppiare la propria bolletta. Ma significa che, rispetto a una situazione nella quale la materia prima costasse circa 50-55 euro, una famiglia con consumi di 1.100-1.400 metri cubi potrebbe sostenere circa 300-400 euro di maggiore spesa annuale per il gas, oltre agli eventuali effetti sulla bolletta elettrica, in un paese come l’Italia dove il gas è determinante per la produzione di energia elettrica. Per milioni di famiglie, il conto complessivo diventa quindi molto rilevante.

Sul piano nazionale, invece, la questione può essere ancora più grande. Un differenziale di 30-40 euro per megawattora applicato a circa 300 terawattora, cioè a volumi paragonabili a quelli che l’Italia acquistava dalla Russia prima della crisi, vale circa 9-12 miliardi di euro all’anno.

Per brutalizzare il tema, appunto, al di là delle variabili speculative, certo alimentate dal clima di guerra e dalla carenza di fonti di approvvigionamento, della cruciale politica internazionale, della fiscalità, dell’importanza delle rinnovabili e di tante variabili di cui si potrebbe discettare a lungo, mi sembra difficile negare che più il prezzo del gas sale e si avvicina alle tre cifre, più la mancanza dell’approvvigionamento russo diventa molto costoso per il nostro paese.

Le attuali condizioni non mi sembra possano consentire prezzi del gas a 25-30 euro, utilizzando il gas liquido naturale Usa o altre forniture complesse, e purtroppo mi pare che anche accelerando al massimo il processo di utilizzo delle rinnovabili e dello sganciamento del loro prezzo da quello del gas, oggi si possa fare a meno del gas importato.

Dunque accettare di pagare 70-100 euro al megawattora vuol dire contribuire in modo determinate alla crisi sociale che è forse, per l’Italia, il costo maggiore della guerra in Ucraina.

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