Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, insieme al Regno Unito, ha presentato una serie di nuove sanzioni volte a colpire la Russia sui suoi profitti petroliferi.
Queste nuove azioni hanno lo scopo di rendere molto più difficile il flusso di denaro, nel tentativo di ridurre i mezzi per sostenere la guerra contro l’Ucraina ma anche, evidentemente, per creare ulteriori difficoltà ad un importante concorrente mondiale.
A seguito dell’annuncio delle sanzioni, che colpiranno in particolare la c.d. flotta ombra russa, il Brent, greggio di riferimento per il mercato europeo, sfiora gli 81 dollari al barile, con un rialzo dell’1,5% e sui valori più alti da ottobre. Il Wti, negli Stati Uniti, si scambia sopra i 78 dollari (+ 2%). La Russia è il terzo produttore mondiale di petrolio. Come al solito le sanzioni penalizzano soprattutto l’Italia e l’Europa. Sull’autostrada A1 la benzina è schizzata fino a 2 euro e 40 centesimi al litro nel prezzo “servito”. Ad ogni modo il prezzo dei carburanti alla pompa è cresciuto dappertutto, anche in città. Incide sui rincari anche l’aumento del costo di miscelazione dei biocarburanti scattato il primo gennaio, “un balzello, spiega Staffetta Quotidiana, che vale circa due centesimi al litro”.
