Vannacci divide ma in verità unisce il centrodestra. Un’operazione già vista per non cambiare realmente

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Vannacci divide ma in verità unisce il centrodestra. Un’operazione già vista per non cambiare realmente

Giancarlo Selmi

L’operazione Vannacci somiglia molto a un copione che abbiamo già visto. Quando nacque il governo Draghi, la destra si divise solo in apparenza: Fratelli d’Italia rimase all’opposizione, mentre Lega e Forza Italia entrarono nella maggioranza. Il risultato fu perfetto: prendere voti da tutte le parti. Meloni poté continuare a recitare la parte antisistema, mentre gli altri garantivano continuità al governo. E infatti, alle elezioni successive, si trovarono tutti insieme appassionatamente e uniti da amorosi sensi.

Poi è arrivato il governo Meloni. Quello guidato da chi si era opposta a Draghi, ma che nei fatti ha continuato sulla stessa linea: politica economica, politica estera, atlantismo, riarmo, compatibilità con i poteri economici. Non è un caso che il ministro dell’economia sia lo stesso e ha continuato a fare le stesse cose. Al primo Meloni si è opposta, il secondo lo tiene al suo fianco. Meloni ha dimenticato slogan, promesse, parole d’ordine e opposizione. È diventata una sorta di Draghi due, solo con la chioma bionda e qualche ritocchino narrativo. Il problema, per loro, è che una parte dell’elettorato di destra questa trasformazione l’ha vista. L’ha vista chi credeva alla menzogna della destra sociale, i più radicali, chi si aspettava altro rispetto alla continuità con Draghi, chi non voleva una destra solo di facciata identitaria e concretamente allineata ai soliti interessi. E allora serve recuperare quei voti senza cambiare davvero linea di governo. Come si fa? Con i temi identitari, che non costano nulla, con qualche slogan muscolare, con un po’ di finta ribellione e con Vannacci.

Al netto delle dichiarazioni di comodo, dei presunti tradimenti e delle sceneggiate, l’operazione Vannacci è tutta interna alla destra che governa. Serve a dare una casa politica ai delusi, ai più radicali, a quelli che non si riconoscono più nella Meloni moderata di facciata, ma che devono comunque restare dentro lo stesso recinto. Vannacci dirà cose diverse sul riarmo, sugli aiuti all’Ucraina, sull’economia, sui temi cari alla destra più estrema. Ma resterà perfettamente compatibile con la compagine di governo. Lo vedremo. E infatti Fratelli d’Italia ha già lasciato intendere che un’alleanza con lui è possibile.

Il giochino è sempre lo stesso: tenere dentro tutto. Governo e presunta opposizione. Moderati e radicali. Se lo farà piacere anche Forza Italia. Quindi poi, al momento giusto, raccoglieranno tutto nello stesso contenitore. L’unica nota positiva è che Salvini sembra destinato all’estinzione politica: scavalcato a destra, al centro, a sinistra, sopra e sotto. E questo, almeno, è un bene per il Paese, anche se Vannacci è ancora più pericoloso.Le finte prese di distanza di oggi diventeranno braccia aperte. E, d’altra parte, le origini ideologiche e politiche di Vannacci sono comuni con quelle di quasi tutto lo schieramento di centro destra. Inutile pensare in qualcosa di diverso che non esiste. Non sarà il vecchio fascismo con le camicie nere e l’olio di ricino. È o sarà una nuova versione, aggiornata, comunicativa, apparentemente istituzionale. Ma sempre di fascismo e di fascisti si tratta. Quando a questo si aggiunge la loro dimostrata incapacità di governare, si capisce quanto sia diventato urgente rimandarli a casa. In fondo a destra.

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