Il quotidiano israeliano Haaretz diffonde le sconvolgenti testimonianze dei riservisti su violenze ed uccisioni gratuite nella Striscia. Aumentano i suicidi tra i soldati israelianil

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Il quotidiano israeliano Haaretz diffonde le sconvolgenti testimonianze dei riservisti su violenze ed uccisioni gratuite nella Striscia. Aumentano i suicidi tra i soldati israelianil

Haaretz, qualificato ed apprezzato quotidiano pubblicato in Israele, ha raccolto recentemente le testimonianze di alcuni riservisti di ritorno da Gaza, che raccontano di esecuzioni di civili, torture e abusi sistematici. Le azioni compiute — o alle quali hanno assistito — avevano come bersaglio palestinesi inermi, disarmati e che non costituivano una minaccia. “Abbiamo ucciso ragazzini, bambini e anziani disarmati. Al primo cenno di rimorso i comandanti ci spingevano a sputare sui cadaveri”.

Tra i casi riportati quello di una riservista di nome Maya, studentessa di filosofia all’Università di Tel Aviv, che ha descritto omicidi intenzionali, torture e soprusi, e di come ne abbia riso. Ha raccontato di cinque palestinesi che attraversavano una linea, la famigerata “linea gialla” — definita dall’IDF e spostata a piacimento — verso il nord di Gaza: il comandante del battaglione ordinò di aprire il fuoco, anche se non erano stati identificati come minacce. Un carro armato scaricò centinaia di proiettili su di loro, uccidendone quattro.“Un giorno, i soldati di guardia hanno notato cinque palestinesi che attraversavano una linea invalicabile, diretti verso il nord di Gaza”- una linea immaginaria che l’IDF sposta a proprio piacimento.“, racconta Maya.”Il comandante del battaglione ha dato l’ordine di sparare, anche se non erano stati confermati come potenziali minacce. Un carro armato ha iniziato a scaricare su di loro centinaia di proiettili”. Quattro dei cinque palestinesi sono morti. Poco dopo, prosegue la testimonianza, “un bulldozer ha seppellito i corpi sotto la sabbia, perché non venissero mangiati dai cani e non diffondessero malattie”.“L’unico sopravvissuto è stato messo in una gabbia”, ammanettato e bendato. Nella notte i commilitoni portano Maya davanti alla gabbia, ricorda, “uno dei soldati ha iniziato a urinargli addosso. Nessuno riusciva a smettere di ridere. Ho riso anch’io”…

Un altro riservista ha raccontato che i soldati ricevevano l’ordine di sparare su persone che si avvicinavano con le braccia alzate, vestite di stracci, visibilmente disarmate. Se qualcuno mostrava segni di titubanza, il comandante dell’unità scalciava i cadaveri o sputava su di loro, commentando: “Questo è ciò che succede a chi offende Israele”.

I soldati che hanno testimoniato ad Haaretz sono tutti passati per un reparto psichiatrico. Per l’esercito israeliano ufficialmente si tratta di disturbo da stress post-traumatico (PTSD), ma i soldati parlano di “lesioni morali”. Gil Zalsman, a capo del Consiglio israeliano per la prevenzione del suicidio, spiega la differenza: il PTSD nasce da traumi subiti; la lesione morale nasce invece dal coinvolgimento in azioni percepite come violazione profonda dei propri valori, e provoca rabbia, alienazione e perdita del senso di umanità. L’IDF rifiuta questa definizione, preferendo il termine “lesione d’identità”.

I riservisti che si rifiutano di combattere

Nel settembre 2025 circa 350 riservisti hanno firmato una dichiarazione contro la decisione del governo di conquistare Gaza City, affermando che non si sarebbero presentati al servizio. Il riservista Ron Feiner, membro dell’organizzazione “Soldati per gli ostaggi”, ha dichiarato che l’operazione era “palesemente illegale” e avrebbe messo in pericolo gli ostaggi, i soldati e i civili. Un altro riservista ha aggiunto: “Gli stessi valori che ci hanno spinto a lasciare le nostre case il 7 ottobre ora ci fanno dire ‘è troppo’”.

Il costo umano per l’esercito

All’inizio del 2025 Haaretz ha riportato 22 suicidi tra i soldati israeliani nel corso dell’anno, il dato più alto degli ultimi 15 anni.

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