Ricorre oggi, 22 luglio, il primo anniversario della scomparsa di Chuck Mangione, il musicista di Rochester che portò il jazz nelle classifiche pop di tutto il mondo.
Nato Charles Frank Mangione il 29 novembre 1940 a Rochester, nello Stato di New York, è morto proprio il 22 luglio 2025 all’età di 84 anni.Figlio di immigrati siciliani, Mangione crebbe in una famiglia di appassionati di musica: il padre, proprietario di una drogheria, avviò lui e il fratello maggiore Gap allo studio del pianoforte fin da piccoli, introducendoli al jazz e alla musica classica. Fu proprio con Gap che formò il primo gruppo, i Jazz Brothers.
Mangione si affermò negli anni Sessanta come membro della band di Art Blakey, ma il vero salto internazionale arrivò nel 1978, quando raggiunse il successo mondiale con il singolo jazz-pop “Feels So Good”. Il brano, suonato al flicorno e trainato da un arrangiamento leggero e immediatamente riconoscibile, raggiunse il quarto posto della Billboard Hot 100 e ottenne una nomination ai Grammy come Record of the Year, mentre l’album si fermò al secondo posto della Billboard 200, superato solo dalla colonna sonora de “La febbre del sabato sera” dei Bee Gees.Il successo proseguì l’anno seguente: nel 1978 arrivò anche “Children of Sanchez”, il cui brano dai tratti latini gli valse il Grammy per la miglior interpretazione pop strumentale, mentre “Consuelo’s Love Theme” vinse quello per la migliore composizione strumentale.
Negli anni Novanta, dopo un periodo più defilato, tornò alla ribalta anche grazie alle apparizioni ricorrenti nella serie animata “King of the Hill”, che lo fecero conoscere a una nuova generazione di spettatori.In Italia il suo nome resta legato in modo particolare proprio a “Feels So Good”: il brano, pubblicato nel 1977, gli garantì una vasta notorietà nel Paese, dove tornò più volte anche per motivi personali, ritrovando le proprie radici siciliane.A un anno dalla scomparsa, la sua musica — leggera solo in apparenza, costruita su una solida formazione bebop — resta un capitolo importante nella storia del jazz reso popolare, capace di attraversare generi e generazioni senza perdere la propria identità.
