S’i fosse foco

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S’i fosse foco

Manuel M Buccarella

S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo; s’i’ fosse vento, lo tempestarei;s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei

Mi sono venuti in mente i versi di questo sonetto di Cecco Angiolieri, a proposito delle manifestazioni giovanili italiane di questi giorni. E non solo italiane, direi (penso alla Francia, all’Albania, alla Spagna) aventi più o meno tutte il medesimo comun denominatore: il disagio, la sofferenza giovanile nei confronti di un’economia e di una politica che non sa e non vuole dare risposte, tanto è presa, avviluppata in dinamiche belliche. Cieca verso le basilari esigenze di giovani che temono per il loro futuro, non solo per un lavoro che potrebbe non esserci o non essere come lo si vorrebbe dopo tanto impegno, ma per un possibile futuro di guerra, involontaria ciccia da cannone da lanciare contro un nemico che le élites di un Vecchio Continente sempre più in declino chiamano con il nome di Federazione Russa.

Il fuoco in particolare, quello che abbiamo visto soprattutto in Francia, segue ad anni di privazioni e di difficoltà e come detto a giuste preoccupazioni per il futuro ed ai tagli allo stato sociale, visto che anche in Francia si preferisce puntare sul riarmo e su di un sostegno militare e finanziario almeno sinora sine die all’Ucraina. Al netto di “black block” ed infiltrati, è difficile non attendersi un certo tipo di rabbia. E non sorprende come siano anche i francesi di seconda e terza generazione delle banlieues tipo Saint- Denis a partecipare alla “rivoluzione”. E non sorprendono neanche i minorenni delle periferie milanesi. Il che non significa giustificare, sia ben inteso.

Il fuoco con cui ardere il mondo è un fuoco metaforico: questa generazione ma anche noi adulti abbiamo necessità di incenerire decenni di neoliberismo, di privazioni, di attacchi alla democrazia ed ai diritti dei lavoratori, perpetrati all’unisono da classi dirigenti politiche ed economiche, sotto l’abile regia di Bruxelles e Washington, ed anche di Tel Aviv.

Ritornando alle manifestazioni, in Francia pare siano apparsi sulla scena diversi agenti provocatori della gendarmeria che, introdottisi tra i manifestanti, avrebbero tirato pietre per rafforzare il disordine e dunque indurre i colleghi alla carica. E non si possono escludere infiltrazioni anche in Italia, atteso che, in teoria, le forze dell’ordine dovrebbero conoscere l’identità dei “malintenzionati”, al punto di poterli neutralizzare anzitempo.

Èora di riappropriarsi delle proprie vite, per un mondo migliore, perché questo fuoco possa essere indimenticabile, parafrasando il titolo di una nota canzone degli U2.

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