Manuel M Buccarella
Insomma, il presidente francese Emmanuel Macron ha ben pensato di utilizzare la ricorrenza del 14 luglio, la massima festa nazionale francese che commemora la presa della Bastiglia, per modificare l’incipit dell’inno nazione da “Allons enfant de la patrie” in “Allons enfant de la guerre”. Proprio così perché monsieur le président sente così vicina la minaccia di un’invasione russa, con conseguente guerra pressoché ineluttabile, tanto da richiedere un raddoppio delle risorse di bilancio per le spese militari ed un significativo cambio di pensiero e di paradigma nel popolo francese, che deve prepararsi a combattere ed essere resiliente.
«La nostra libertà non era mai stata tanto minacciata» dall’epoca della Seconda guerra mondiale, ha detto il presidente francese in occasione della Festa nazionale del 14 luglio, sfoderando analisi e toni mai tanto foschi e marziali. Considerazioni che non cadono per puro caso ma che fanno subodorare, come è logico, un profumo d’intesa tra Eliseo e Casa Bianca, visto che il ReArm Europe promosso dalla von der Leyen segue alle richieste statunitensi di aumentare la spesa militare nei Paesi Nato, in particolare di quelli aderenti alla UE.
Del resto, nelle ultime ore, si sono appresi pure dei retroscena – scrive Avvenire – sulle conversazioni telefoniche fra Macron e Donald Trump, come quella del 3 luglio, nella quale il capo della Casa Bianca, subito dopo aver dialogato con il Cremlino, ha detto all’omologo francese che Mosca «vuole prendersi tutto», secondo il sito americano Axios.
Macron ha parlato di un esercito «pronto al combattimento», sullo sfondo di un «mondo più brutale». La Russia rappresenta «una minaccia persistente», ha martellato il capo dell’Eliseo, insistendo sullo spartiacque geopolitico in corso. In proposito, un documento ufficiale, la Revisione strategica nazionale, ha messo nero su bianco che è «ormai chiaro che stiamo entrando in una nuova era, caratterizzata da un rischio particolarmente elevato di una guerra di vasta portata ed alta intensità». Un simile conflitto «coinvolgerebbe la Francia e i suoi alleati, in particolare in Europa, entro il 2030, e vedrebbe il nostro territorio simultaneamente preso di mira da massicce azioni ibride».
“Il momento di passaggio che stiamo vivendo – ha detto ancora Macron – ci costringe a difenderci da soli”. Per questo, spiega, “il bilancio della difesa raddoppierà da oggi al 2027” e “alla legge di programmazione militare si aggiungerà uno sforzo di 3,5 miliardi nel 2026 e di 3 miliardi ulteriori l’anno seguente”. In tutto “64 miliardi di euro, il doppio del bilancio di cui le forze armate disponevano nel 2017”.
“La libertà violata, le regole della guerra non rispettate, le speranze di pace annientate – continua Macron – e quando non ci sono più regole, la legge del più forte vince”. “Ce la faremo”, ripete più volte durante il discorso dai toni più gravi nei suoi 10 anni di mandato, ma gli sforzi “devono proseguire”: perché “con l’invasione dell’Ucraina la guerra è arrivata sul nostro territorio”. “Dobbiamo essere chiari – ha sottolineato Macron – noi europei dobbiamo ormai garantirci da soli la nostra sicurezza, la libertà del nostro modello politico e democratico difendendolo dalle forze oscurantiste, la libertà della nazione, di fronte a tutti questi rischi che pesano sulla nostra libertà”. Non dimentica, nel suo elenco di “pericoli gravi e permanenti”, il “terrorismo islamista: dieci anni sono trascorsi dagli attentati di Parigi, ma il rischio è ancora presente”.
Ma le preoccupazioni di Macron non si fermano alla Russia (alquanto improbabile un’invasione della Francia, quanto meno) ma comprendono anche Cina, Corea del Nord ed Iran, non solo quali alleati della Federazione Russa, ma anche perché “ideologicamente” portatori di paradigmi autocratici e non ispirati a democrazia e libertà. La verità è che Russia e Cina negli ultimi anni in Africa hanno contribuito a ridimensionare potere ed influenza francesi.
L’Eliseo ha ricordato che il bilancio della Difesa è passato dal 2017 – con l’arrivo di Macron – al 2025, da 32,2 a 50,5 miliardi di euro. Un ulteriore aumento si scontra con un carico del debito in vertiginosa crescita, a 62 miliardi di euro e con prospettive ancora verso l’alto. Inoltre il primo ministro Bayrou, a capo dell’ennesimo governo di minoranza voluto da Macron, dovrò presentarsi a breve in parlamento per il bilancio 2026. Il premier ha chiesto sacrifici ai francesi, tra questi la soppressione della Pasquetta come giorno di festa.
