Bce: niente Danish Compromise per l’opa di BPM su Anima Holding

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Bce: niente Danish Compromise per l’opa di BPM su Anima Holding

Banco BPM, che già detiene circa il 20% di Anima Holding, ha cercato di acquisire una quota di maggioranza nella società di gestione del risparmio tramite un’offerta pubblica di acquisto (OPA) lanciata a novembre 2024.

L’idea di Banco BPM era di applicare il Danish Compromise per mitigare l’impatto dell’acquisizione sul capitale regolamentare della banca. In questo modo, avrebbe potuto mantenere una quota di controllo in Anima senza subire una deduzione diretta dal capitale.Tuttavia, la Banca Centrale Europea (BCE) ha bocciato questa interpretazione del Danish Compromise, affermando che nel caso specifico di Banco BPM e Anima, la regola non si applica. Questo significa che l’acquisizione risulterebbe molto più costosa in termini di requisiti patrimoniali per la banca.

Cosa è il Danish Compromise

Il Danish Compromise è un protocollo regolamentare che permette alle banche di ponderare al rischio le partecipazioni in società assicurative o finanziarie invece di doverle dedurre completamente dal capitale regolamentare. Questo meccanismo è stato introdotto per evitare che le banche, possedendo quote in società di gestione del risparmio o assicurazioni, vedano il loro capitale ridursi eccessivamente in base ai requisiti di vigilanza.

In genere, quando acquisisce un’altra società, una banca deve avere capitale aggiuntivo per compensare l’avviamento (il cosiddetto goodwill). Il Danish Compromise consente però agli istituti che detengono quote in assicurazioni di beneficiare di uno sconto patrimoniale a tempo indeterminato. Non solo. Una chiarificazione normativa arrivata l’anno scorso dall’Eba ha esteso questo beneficio alle acquisizioni effettuate dalle banche attraverso le controllate assicurative.

Funzionamento del Danish Compromise

Scenario standard: Se una banca possiede una partecipazione significativa in una società finanziaria o assicurativa, normalmente dovrebbe dedurre interamente questa partecipazione dal proprio capitale regolamentare.Con il Danish Compromise la banca può invece applicare un metodo di ponderazione del rischio, riducendo l’impatto negativo sul capitale.

Questa regola è stata adottata inizialmente dalla Danimarca e poi accettata in alcuni contesti a livello europeo. Dal 1° gennaio 2025, il Danish Compromise è stato reso permanente nel quadro normativo europeo.

Cosa è successo con Banco BPM e Anima Holding ?

Come detto la BCE ha espresso parere negativo sull’applicazione del Danish Compromise relativamente all’OPA lanciata da Banco BPM su Anima Holding.

Di fronte a questa posizione della BCE, Banco BPM sta valutando misure alternative per compensare l’impatto sul capitale, come la riduzione dei dividendi o altre strategie finanziarie.La decisione finale sulla possibilità di applicare il Danish Compromise in questo caso spetta all’Autorità Bancaria Europea (EBA), che finora ha dichiarato di non poter fornire una risposta definitiva alla banca.

Questa vicenda potrebbe avere implicazioni più ampie per il settore bancario europeo, dato che anche altre banche, come Santander e BBVA, stanno cercando di ottenere dalla BCE un trattamento di capitale più favorevole per le loro partecipazioni in società finanziarie.

In una nota, Banco Bpm ha precisato che la Bce ha espresso un “approccio conservativo” sul trattamento prudenziale dell’acquisizione di Anima, ritenendo che il Danish Compromise – uno strumento che permette di ridurre l’assorbimento di capitale in caso di acquisizioni – non sia applicabile.“La Bce ha portato all’attenzione della banca la propria visione conservativa, alla quale non si applicherebbe, a suo avviso, il Danish Compromise”, ha dichiarato l’istituto milanese in una comunicazione del 26 marzo. La questione non è ancora chiusa definitivamente, poiché spetta all’Autorità Bancaria Europea (Eba) pronunciarsi in via definitiva. Tuttavia, il parere negativo della Bce peserà notevolmente sulle decisioni future.Secondo le stime degli analisti, senza il Danish Compromise, l’acquisizione del 100% di Anima comporterà un assorbimento di capitale di 268 punti base, contro un vantaggio di 17 punti nello scenario opposto. Ciò significa che Banco Bpm dovrà rinunciare a circa un miliardo di euro in buyback, con il CET1 (il coefficiente patrimoniale) che si attesterà intorno al 13% anziché al 14,4% previsto inizialmente.

Le ripercussioni sull’Opa di Unicredit

La mancata approvazione del Danish Compromise potrebbe influenzare anche l’offerta di Unicredit su Banco Bpm. Gli analisti di Ubs sottolineano che questa decisione “può limitare l’eccesso di capitale disponibile e ridurre le possibilità di un rilancio dell’offerta”.In Borsa, Banco Bpm ha chiuso in calo del 4,5%, a 9,80 euro, mentre Unicredit ha perso lo 0,5%, scendendo a 55 euro. Lo sconto tra il prezzo di mercato e quello offerto da Unicredit si è così ridotto all’1,8%, facendo ritenere sempre più improbabile un miglioramento delle condizioni.

fonti: Milano Finanza, Italia Informa

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