Il senatore Maurizio Gasparri presenta ddl contro l’antisemitismo e l’antisionismo.A rischio il diritto di critica contro Israele. Quando la conversione sulla via per Tel Aviv è accompagnata da interessi economici.

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Manuel M Buccarella

Il 6 agosto scorso il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha presentato al Senato un suo disegno di legge contro l’antisemitismo (atto Senato S.1627), che in questi giorni sta suscitando forti polemiche e clamori, soprattutto dopo le oceaniche manifestazioni di piazza – in Italia ed in tutto il mondo – e posizioni politiche in favore del popolo palestinese e contro il suo genocidio perpetrato dallo Stato di Israele.

Il titolo ufficiale del ddl è “Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo”. Con il ddl in questione, che si compone di quattro articoli, si intende innanzitutto adottare la definizione di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA). Tale definizione fornisce diversi esempi di che cosa sia inquadrabile come «antisemitismo», tra cui rientrano anche le critiche allo Stato di Israele. Il disegno di legge, oltre a inasprire le pene per i reati di propaganda e incitamento all’odio antisemita, prevede l’istituzione di corsi di formazione permanenti per militari, magistrati, forze di polizia e docenti. Inoltre, demanda al Ministero dell’Interno e della Giustizia la creazione di una “Guida pratica” per le forze dell’ordine, introducendo contestualmente obblighi di segnalazione e norme penali per chi viola la definizione dell’IHRA, praticamente una “via moderna” della delazione.

Il disegno di legge mira a «prevenire e reprimere le (crescenti) manifestazioni di antisemitismo», individuando nell’antisionismo una delle sue moderne manifestazioni. Il testo denuncia come, dopo il «terribile attacco terroristico del 7 ottobre 2023», i focolai di antisemitismo in Europa si siano «estesi e propagati sotto la veste di antisionismo, dell’odio contro lo Stato ebraico e del suo diritto a esistere e difendersi».

L’articolo 1 del provvedimento sancisce l’adozione integrale della definizione operativa di antisemitismo approvata dall’IHRA, che descrive l’antisemitismo come «una specifica percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni, di natura verbale o fisica, sono dirette verso le persone ebree o non ebree, i loro beni, le istituzioni delle comunità ebraiche e i loro luoghi di culto».

Il top si raggiunge nell’articolo 4, che modifica l’articolo 604-bis del codice penale, noto come “legge Mancino”, che punisce chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico e chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione. Nella proposta di legge vengono infatti aggiunti due specifici commi: il primo prevede che la pena della reclusione da due a sei anni si applichi anche quando la propaganda o l’istigazione all’odio si fondino «in tutto o in parte sull’ostilità, sull’avversione, sulla denigrazione, sulla discriminazione, sulla lotta o sulla violenza contro gli ebrei, i loro beni e pertinenze, anche di carattere religioso o culturale, nonché sulla negazione della Shoah o del diritto all’esistenza dello Stato di Israele o sulla sua distruzione»; il secondo introduce un’aggravante specifica: se l’offesa è commessa utilizzando «segni, simboli, oggetti, immagini o riproduzioni che esprimano, direttamente o indirettamente, pregiudizio, odio, avversione, ostilità, lotta, discriminazione o violenza contro gli ebrei, la negazione della Shoah o del diritto all’esistenza dello Stato di Israele, la pena è aumentata fino alla metà».

Il testo propone addirittura la promozione della cultura ebraica e sionista nelle scuole, campagne formative, e iniziative di sensibilizzazione, nell’ambito dei fondi già a disposizione dei singoli istituti scolastici, che potrebbero essere costretti a distogliere da attività di particolare valore culturale fondi da destinare invece alla cultura ebraica e sionista. Insomma alla fine il rischio è che venga data nelle scuole più importanza addirittura all’ebraismo piuttosto che alla religione cristiana e cattolica, che è ancora quella professata dalla maggioranza degli italiani. Tuttavia, come noto, un’opzione di favore per una religione (e per uno stato straniero) cozza con il principio della laicità dello Stato italiano – e dunque anche della scuola pubblica – previsto dalla nostra Costituzione. E poi semiti sono anche palestinesi ed arabi in generale.

Il ddl potrebbe dunque fungere da “bavaglio”, limitando la critica politica verso lo Stato di Israele o le sue politiche, confondendo antisionismo con antisemitismo. La contestazione è che si potrebbero criminalizzare opinioni politiche legittime, specialmente in contesti accademici, universitari o giornalistici. Inoltre altro rischio potrebbe essere quello di una criminalizzazione delle manifestazioni di solidarietà con la Palestina e di forte critica verso Israele.

Una tutela di comunità ebraiche ed Israele non disinteressata: gli affari di Gasparri e del governo italiano con Israele

Maurizio Gasparri ha avuto rapporti economici/imprenditoriali legati a Israele tramite la società Cyberealm srl, di cui è stato presidente dal 2021 fino a marzo 2024, quando fu costretto alle dimissioni dopo un’inchiesta giornalistica della trasmissione Report, in quanto incompatibile con il ruolo di senatore e per altro non comunicata agli organi preposti. La Cyberealm include soci italo‑israeliani, collaboratori con esperienze legate ad apparati israeliani, e trattative con enti pubblici italiani finalizzate alla fornitura di software in ambito sicurezza. Il titolare della società Cyberealm è un italo-israeliano, Leone Ouazana, che è stato direttore delle relazioni istituzionali della Telit. Gasparri era ministro delle Telecomunicazioni proprio negli anni in cui lo Stato cedeva ad una società israeliana la Telit, ossia l’unico produttore italiano di telefoni cellulari e che oggi svolge attività di interesse nazionale per Israele.

Leone Ouzana, ex dirigente dei servizi di intelligence israeliani, ha domicilio a Tel Aviv. E’ il proprietario e fondatore nel 2020 della srl collegata ad altre società del settore delle telecomunicazioni (Melcom srl con sede in via Prato della Signora, a Roma) e consulenza nelle tecnologie informatiche (Atlantica Cyber Security, altra srl con sede in via Barberini, sempre a Roma).

La società Cyberealm, opera nel campo della cyber sicurezza e della cyber – intelligence.

Anche Giorgia Meloni, che fino a pochi anni fa sosteneva la causa palestinese, ha deciso di sposare il fronte israeliano. Oltre alle posizioni assunte nelle varie sedi istituzionali internazionali in favore di Tel Aviv, tramite la partecipata Leonardo fa utili con Israele, fornendo armi e sistemi, assurgendo a terzo fornitore dopo Usa e Germania.

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