Non è facile comparare i numeri ucraini in tema di diserzioni e renitenza con quelli russi, questi ultimi più opachi.
Sappiamo che in Ucraina in quattro anni almeno 290 mila soldati hanno abbandonato i reparti, con oltre 2 milioni di renitenti ricercati a inizio 2026. Nel 2026 i procedimenti giudiziari per diserzione sono aumentati dell’83,9% su base annua. Le truppe combattenti realmente operative al fronte (200-400mila) sono paragonabili alla massa di chi si sottrae alla leva. Kiev ha anche gestito il fenomeno con strumenti di reintegrazione: una sanatoria per il rientro volontario è scaduta il 20 settembre 2026.
Quanto alla Russia, invece, non disponiamo di dati ufficiali attendibili. L’unica cifra circolante — circa 56mila diserzioni tra 2022 e ottobre 2025 — proviene da una testata russa che cita fonti giudiziarie indirette, non dal Cremlino. Il resto del quadro arriva da ONG in esilio: Agora ha documentato centinaia di casi di rifiuto di combattere fin dal 2022 (unità Omon in Crimea, il 25 febbraio); Get Lost dichiara di aver assistito oltre 22mila persone a evitare l’arruolamento e 400 a disertare, con Kazakistan, Turchia e Georgia come mete principali.
A settembre 2026, secondo il WSJ, il Cremlino non ha ancora deciso una nuova mobilitazione, forse in attesa delle elezioni parlamentari di fine mese, mentre si moltiplicano esercitazioni preparatorie (Kaliningrad e altre regioni). L’analista Kofman (Carnegie) nota che l’effetto sulle operazioni 2026 sarebbe comunque limitato dall’inverno, spostando l’impatto reale al 2027.

