Il drone ucraino avvistato il 7 maggio al largo delle coste di Lefkada, carico di centinaia di chilogrammi di esplosivo, aveva la missione di colpire una nave della Marina russa, che scortava una nave mercantile della “flotta ombra” russa. Questa è la risposta ufficiale fornita dalle autorità ucraine al governo greco, secondo quanto riportato da “Rizospastis” di Bruxelles.
Queste informazioni, se confermate, sollevano seri interrogativi sull’espansione della guerra imperialista nel Mediterraneo orientale, a migliaia di chilometri dal fronte ucraino, ma anche sul tentativo del governo greco di nascondere la vera missione del drone marittimo, adducendo persino la mancanza di informazioni ufficiali da parte ucraina.
Va notato che, ad oggi, non è stato registrato alcun attacco ucraino simile contro un obiettivo militare russo nel Mediterraneo. Il fatto che il drone fosse impegnato in una missione di questo tipo – a prescindere dal fatto che abbia fallito o perso l’orientamento – indica un’escalation del conflitto e la sua rapida diffusione a pochi passi dalle coste greche.
Ricordiamo che due precedenti attacchi di droni ucraini nel Mediterraneo hanno preso di mira petroliere che l’Ucraina include nella “flotta ombra” russa. Si tratta della petroliera “Qendil”, colpita a sud-ovest di Creta nel dicembre 2025, e della metaniera “Arctic Metagaz”, attaccata a sud-est di Malta nel marzo 2026. Entrambe sono state prese di mira dagli ucraini per aver violato l’embargo sulla vendita e il commercio di carburante russo.
Tra gli scenari inizialmente ipotizzati, c’era quello secondo cui il drone ritrovato dai pescatori a Lefkada fosse diretto verso una nave mercantile, non lontano dal luogo dell’avvistamento.
Secondo quanto riferito ai giornalisti dalla portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Lana Zohiou, la protesta ufficiale è stata presentata verbalmente e per iscritto il 28 e 29 maggio dall’ambasciatore greco a Kiev. Con questa protesta, “la parte greca chiede ufficialmente spiegazioni su come il drone sottomarino sia stato trovato nelle acque territoriali greche e nello specifico nell’area di Lefkada” e attende una risposta ufficiale dalla parte ucraina.Azioni ucraine note agli “alleati”
Ricordiamo che dal 31 marzo un’indagine internazionale aveva rivelato che la famigerata unità ucraina “Gruppo 13”, ramo del Servizio di intelligence militare (GUR) dell’Ucraina, specializzato in sistemi navali senza pilota, aveva lanciato operazioni segrete nel Mediterraneo. Pochi giorni dopo, il 6 aprile, una seconda indagine ha confermato l’informazione, descrivendo in dettaglio il modus operandi del GUR.
Secondo le indagini, una nave mercantile apparentemente innocua, battente bandiera di comodo, si sarebbe trasformata in una base galleggiante segreta per droni. L’imbarcazione opera sulle rotte tra Odessa e il Mediterraneo e carica di notte i velivoli a pilotaggio remoto (USV) carichi di esplosivo. Questi vengono controllati a distanza tramite collegamenti satellitari forniti dalla società americana “Kymeta”.
La “nave madre” è un quartier generale mobile che consente all’Ucraina di condurre operazioni a migliaia di chilometri dai propri confini, prendendo di mira la “flotta ombra” russa, che trasporta gas naturale e petrolio eludendo le sanzioni “occidentali”.
L’indagine ha inoltre rivelato l’esistenza di basi militari ucraine segrete nella Libia occidentale. Si ritiene che oltre 200 ufficiali e specialisti di droni operino con il permesso del governo di Tripoli da tre basi, a Misurata, Zawiya e Tripoli. Le prove collegano direttamente queste basi agli attacchi contro navi di interesse russo, come quelli descritti in precedenza.
