Manuel M Buccarella
E’ proprio il caso di dirlo: facciamo tutti un rutto a Rutte, segretario generale della Nato, che ha proposto in questi giorni di aumentare la spesa per la difesa in Europa anche oltre il 5 percento del Pil invocato da Trump, complice anche un annunciato disimpegno o ridimensionamento dell’impegno a stelle e strisce nel Vecchio Continente.
Secondo Rutte il 2% del PIL destinato alla difesa non è sufficiente, poiché la produzione di armi è ora più cruciale di altri settori, come la sanità o le pensioni. Secondo Rutte, questo investimento è necessario per garantire la sicurezza futura, puntando a un aumento della produzione di risorse fondamentali, come navi, carri armati, jet e droni. Rutte considera la spesa per la difesa come la soluzione principale alle sfide geopolitiche, nonostante i sacrifici che comporta.
Rutte inoltre è contrario alla creazione di un sistema di difesa europeo comune ed autonomo rispetto a quello degli Stati Uniti, in quanto teme che indebolirebbe la leadership degli Stati Uniti e ridurrebbe il ruolo della NATO in Europa. Ha espresso preoccupazione riguardo alla capacità dell’industria della difesa europea, considerandola troppo piccola e frammentata. Ha enfatizzato che la situazione della sicurezza in Europa è urgente e che l’ingresso dell’Ucraina nella NATO è una promessa da mantenere per prevenire future aggressioni russe.
Rutte infine è d’accordo con Joe Biden, presidente uscente degli Stati Uniti, nel ritenere che la Russia, assieme a Corea del Nord ed Iran (le “autocrazie”) stiano tentando di mettere a repentaglio le democrazie europee. La solita retorica del “mondo libero” che difende i suoi principi dall’oscurantismo delle “dittature”, pezza giustificativa di ogni guerra, dell’espansione della Nato e dell'”armiamoci e partite” …
