Nella edizione (cartacea) di stamattina Il Fatto Quotidiano, riportando l’esito di un’inchiesta giornalistica di Investigative Europe e del consorzio greco Reporters United, ha accusato la Commissione europea di finanziare, attraverso il Fondo europeo per la difesa, progetti militari israeliani, in particolare il colosso delle armi israeliano Israeli Aerospace Industries.
Pronta la replica da Bruxelles: “La Commissione non finanzia alcun progetto militare impiegato nel conflitto a Gaza“. “Il Fondo europeo per la difesa – ha replicato un portavoce di Palazzo Berlaymont nel corso del consueto incontro con la stampa – è saldamente radicato nei valori dell’Ue e nel diritto internazionale”. E ha poi aggiunto che la Commissione valuta anche l’aspetto etico per ciascun progetto del Fondo, inclusi i casi portati all’attenzione mediatica dal consorzio investigativo relativi all’acquisizione parziale dell’azienda greca di armamenti Intracom da parte di quella israeliana Iai e alla fabbricazione di droni. “La valutazione è stata effettuata anche in questo caso specifico”, assicura il portavoce evidenziando che non è stata resa pubblica “per motivi evidenti”, ma che gli standard “sono stati rispettati”.
La società greca in questione, la Intracom, è al 95% di proprietà del colosso israeliano Israeli Aerospace Industries. Una clausola del Fondo europeo per la difesa le permette comunque di accedere ai finanziamenti di Bruxelles: basta che la società e il Paese di appartenenza forniscano delle non meglio precisate “garanzie” e la partecipazione è ammessa. Garanzie che, nel caso specifico, sono segrete e non vengono divulgate, spiega il quotidiano.
“L’associazione con aziende di Paesi terzi è possibile, come previsto dal regolamento del Fondo, ed è accompagnata da una lunga serie di garanzie, incluso il fatto che questi progetti, durante e dopo il loro ciclo di vita, non possono essere controllati né trasferiti a governi di Paesi terzi – ha precisato il portavoce – Monitoriamo questa situazione con grande attenzione e, in caso di potenziali violazioni abbiamo la possibilità di rescindere i contratti e richiedere la restituzione dei fondi“.
Il punto, come si legge nell’inchiesta, è che è difficile pensare che alcuni di questi progetti non siano finalizzati a un utilizzo dei mezzi prodotti anche nel conflitto a Gaza. Ne sono un esempio Triton e Marte che puntano a sviluppare, rispettivamente, una tecnologia di sicurezza informatica basata sull’intelligenza artificiale e un carro armato, con quest’ultimo che coinvolge le italiane Leonardo e Iveco. Ancora più spinoso, secondo l’inchiesta, è un altro progetto, denominato Actus, il cui scopo è armare il drone francese Patroller e fornire la certificazione Nato al drone di sorveglianza greco Lotus grazie anche a ai 42 milioni di fondi europei. Il resto, per arrivare ai 59 milioni totali, verrà da 7 governiUe: Francia, Belgio, Grecia, Cipro, Svezia, Finlandia e Norvegia (non UE).
fonte Fatto Quotidiano
