Nella vicenda Pirlo c’è chi sostiene che quello della “pista russa” sia stato un semplice pretesto per fare fuori un nuovo ct per molti non all’altezza del compito. Rimane il fatto che ad intestarsi il merito dell’esclusione di un pericoloso putiniano dalla direzione della Nazionale italiana di calcio sia stato il quotidiano online Linkiesta, sollevando la questione con un articolo non firmato. Con il quotidiano collabora Pina Picierno, già eurodeputata “riformista” del PD, ed in “modalità fissa” il marito, Massimiliano Coccia.
Ma chi è Pina Picierno, indefessa ghostbuster di pericolosi putiniani traditori della Patria? Secondo taluni sarebbe ebrea, anche se in verità viene da una famiglia cattolica campana. Già eurodeputata del PD, ha recentemente abbandonato il partito motivando la scelta con la fine dello spazio per i riformisti, il disaccordo sulla linea di Elly Schlein e il passaggio a un movimento e posizioni moderate. Ha fondato il movimento “Spazio Pubblico” e si è avvicinata al gruppo europeo di Renew Europe.
Ma, quel che più caratterizza il personaggio, è la forte vicinanza ad Israele ed a gruppi di pressione sionista (doppio standard). La Picierno ha legami e interlocuzioni con organizzazioni e gruppi di pressione sia israeliani che transatlantici filoisraeliani, legati al suo ruolo istituzionale e al suo posizionamento geopolitico. Le sue posizioni, fortemente orientate in senso atlantista, l’hanno portata a collaborare con alcune realtà specifiche e a finire al centro di accese polemiche politiche in Italia e nel Partito Democratico. Picierno è un’esponente dei Transatlantic Friends of Israel (TFI), un comitato interparlamentare che unisce membri del Parlamento europeo e del Congresso americano. Il gruppo è collegato all’influente organizzazione d’area American Jewish Committee (AJC) Transatlantic Institute e sostiene la centralità della sicurezza dello Stato di Israele all’interno dell’architettura democratica occidentale.
A marzo 2025 la Picierno ha partecipato a un incontro a Bruxelles con una delegazione dell’Israel Defense and Security Forum (IDSF), think tank e gruppo di pressione israeliano composto da migliaia di ex militari, ufficiali della riserva e veterani. L’organizzazione esprime posizioni fortemente di destra, sostiene gli insediamenti dei coloni in Cisgiordania ed è contraria alla soluzione dei “due popoli, due Stati”.
Proponiamo al riguardo un illuminante editoriale di Marco Travaglio
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GEOPOLITICA PEDATORIA
Neppure il più fine umorista avrebbe potuto immaginare un Paese che caccia l’allenatore della Nazionale fresco di nomina Andrea Pirlo perché è testimonial della società privata russa di scommesse sportive Fonbet, dunque “putiniano”, e l’indomani lo sostituisce con Roberto Mancini, che ha allenato non solo la Nazionale dell’Arabia Saudita, orgoglio e vanto dello squartatore di giornalisti e recordman di condanne a morte Bin Salman, ma pure la squadra del cuore di Putin, lo Zenit San Pietroburgo, che ha come proprietario e sponsor Gazprom, il colosso energetico di Stato russo. Naturalmente a noi non frega una beneamata ceppa di ciò che pensano Pirlo e Mancini della Russia o dell’Arabia Saudita, ma pure del Madagascar o del Myanmar. Ci accontenteremmo che facessero un po’ meno peggio di chi è riuscito a farci sbattere fuori dagli ultimi tre mondiali: Gattuso, Ventura e lo stesso Mancini, che nel 2022 perse i play off financo con la Macedonia del Nord, per poi fuggire a Riad per 25 milioni di motivi (in petrodollari). Ma siccome gli acchiappa-putiniani che chiedono il permesso a Zelensky pure per andare alla toilette cantano vittoria per aver sgominato il filorusso Pirlo e altri noti complici dell’invasione in Ucraina come Maldini e Leonardo, siamo curiosi di sapere perché non dicono nulla sul putiniano e binsalmaniano Mancini. A meno che, si capisce, non confessino una buona volta che la loro allergia per le autocrazie e le guerre di aggressione è selettiva: riguarda solo la Russia e ogni tanto la Cina, mentre non vale per chi fa cose molto peggiori, ma dalla nostra parte: tipo Israele, Usa, Arabia Saudita, Turchia e altri paradisi terrestri.
Potrebbero salvarsi in corner eccependo sull’immoralità di sostenere società di scommesse, ma anche lì li vediamo male: la russa Fonbet fa esattamente le stesse cose delle italiane Lotto, Superenalotto, Gratta e Vinci &C., che incoraggiano la ludopatia sfruttando la disperazione della gente, ma tengono in piedi le casse dello Stato (e in passato pure di tv e giornali con pubblicità milionarie). L’altro giorno faccia di Merlo, su Rep, se l’è presa col putiniano Pirlo rammentando che “nel 2018 con il ‘decreto Dignità’ l’talia ha vietato la pubblicità del gioco d’azzardo”. Ma s’è scordato chi lo varò: il governo gialloverde Conte1 su proposta dei 5Stelle, che lui definiva “eversivi” e “pericolosi per la democrazia”. L’idea di valutare Pirlo e Mancini in base alle loro capacità o incapacità non ha sfiorato nessuno. Altrimenti poi vai a spiegare perché il russo Gergiev, uno dei migliori direttori d’orchestra del mondo, non può esibirsi in Italia e il presunto filorusso Buttafuoco l’hanno cacciato da Radio Rai, mentre la fidanzata di Piantedosi è ancora lì.
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