Il Mali è in una grave crisi politica ed umanitaria. Dopo l’uccisione del ministro della difesa, il generale Sadio Camara, figura chiave della giunta militare e dell’alleanza con la Russia, morto a seguito di un attentato dinamitardo contro la sua residenza a Kati il 25 aprile 2026.
Nel frattempo è stata lanciata un’offensiva coordinata di gruppi jihadisti affiliati ad Al-Qaeda (JNIM) e ribelli indipendentisti Tuareg del Fronte di Liberazione dell’Azawad, con attacchi simultanei in diverse regioni del Paese, colpendo per la prima volta in modo così diretto anche i sobborghi della capitale Bamako. Nel centro del Paese sono state fatte almeno 80 vittime. I tuareg sono addestrati anche dall’Ucraina, che ha messo a loro disposizione un certo numero di droni. Ciò ha determinato l’interruzione dei rapporti diplomatici del Mali con Kiev.
Il governo militare guidato da Assimi Goïta è in forte difficoltà. I mercenari russi (ex gruppo Wagner, ora Africa Corps), chiamati per garantire la sicurezza, hanno subito pesanti sconfitte nel nord e si sono ritirati da diverse posizioni chiave, negoziando talvolta dei salvacondotti con i ribelli.Il conflitto ha aggravato una situazione già fragile, con migliaia di sfollati, carenza di cibo e il rischio incombente di una grave carestia.
Combattenti legati ad Al-Qaeda in Mali hanno anche incendiato negli scorsi giorni camion di cibo mentre continuano a bloccare le strade intorno alla capitale Bamako, interrompendo le vie di rifornimento. Funzionari e residenti avvertono che il blocco sta peggiorando la fame in alcune zone del paese che già affrontano carenze alimentari.
