ma.bu.
Sono passati più di tre anni dall’invasione dell’Ucraina da parte delle forze armate della Federazione Russa. La Commissione Europea ma anche gli Stati Uniti d’America – l’Occidente in generale – hanno risposto quasi subito con una serie di sanzioni, sempre più penetranti, nei confronti di Mosca, oltre ad offrire un poderoso ma insufficiente, sostegno economico e militare all’Ucraina.
Che le sanzioni – la Commissione Europea ha presentato in questi giorni il diciottesimo pacchetto, addirittura – abbiano fatto male non solo alla Russia ma soprattutto all’economia europea, lo scrive oggi addirittura anche Il Giornale, sovente schierato con il governo in carica.
A oltre tre anni dall’inizio del conflitto, scrive il quotidiano meneghino, il bilancio delle sanzioni imposte dall’Occidente alla Russia è in chiaroscuro, con l’Italia e l’Europa costrette a fare i conti con bollette energetiche esplose, catene di approvvigionamento spezzate e un commercio internazionale in affanno.
“Se nel 2021 il Fondo Monetario Internazionale prevedeva per l’economia mondiale una crescita annua del 3,8%, oggi quel dato si è contratto al 3,3%, con l’Ue che ha subito il colpo più duro: +1,6% contro il +2,6% previsto”. “Dietro questi numeri ci sono la crisi energetica che nell’autunno 2022 ha portato i prezzi dell’elettricità a triplicare, la stretta monetaria più aggressiva della storia dell’euro con la Bce che ha alzato i tassi di 400 punti base in un solo anno (anche se nell’ultimo anno sono stati tagliati fino al 2%) e il crollo dell’export verso la Russia e la Germania, quest’ultima sprofondata in recessione proprio per la sua dipendenza dal gas di Mosca. Ciononostante il commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha recentemente affermato che sulle sanzioni «si sarebbe potuto fare di più».
“Per l’Italia il conto ammonta a 171,4 miliardi di euro tra il 2022 e il 2024, pari al 2,9% del Pil annuo. Una cifra che racchiude i 16,6 miliardi di mancate esportazioni verso Russia e Ucraina, i 22,9 miliardi persi nel commercio con la Germania e i 76,3 miliardi di maggiori costi per l’import di energia. Eppure, il nostro Paese ha mostrato una tenuta migliore rispetto a partner come Francia e Germania, crescendo del 3,2% tra il 2021 e il 2024. Merito di un sistema produttivo diversificato, capace di assorbire meglio gli shock, ma anche di una dolorosa consapevolezza: la globalizzazione non è più un gioco a somma positiva.
Le sanzioni hanno creato un embargo asimmetrico, con un blocco più severo sulle importazioni dalla Russia (91,2 miliardi di euro per il 68% costituite da petrolio, carbone e gas) che sulle esportazioni verso Mosca (48 miliardi). L’Ue infatti intende colpire i settori che finanziano la guerra. L’effetto? Il prezzo del greggio russo (Urals) è calato ma l’export totale di Mosca è diminuito solo del 12% grazie al pivot verso Cina e India”.
