Il 23 marzo 1944 un gruppo partigiano appartenente ai Gruppi di Azione Patriottica (GAP), legati al Partito Comunista Italiano, fuorilegge, organizzarono e condussero a Roma in via Rasella un attentato, azione di guerriglia partigiana durante l’occupazione nazista della città nella Seconda guerra mondiale.
Il gruppo fece esplodere un ordigno al passaggio di un reparto del reggimento “Bozen” dell’esercito tedesco in via Rasella, causando la morte di 33 soldati altoatesini.L’azione si inseriva nel contesto della Resistenza italiana contro l’occupazione tedesca e il regime fascista, con l’obiettivo di colpire le forze nemiche presenti nella capitale.
L’attentato ebbe tuttavia conseguenze drammatiche: il giorno successivo, le autorità naziste ordinarono una feroce rappresaglia, nota come Eccidio delle Fosse Ardeatine, in cui 335 civili e prigionieri politici italiani furono uccisi. Il 24 marzo 1944, la Gestapo guidata da Herbert Kappler, con il supporto di fascisti italiani, prelevò 335 detenuti dalle carceri (prigionieri politici, ebrei, civili) e li uccise appunto alle Fosse Ardeatine.
La Corte di Cassazione ha consolidato la natura di Via Rasella come atto di guerra legittimo. Con le sentenze del 1954 e del 1957 (confermate nel 2007-2009), i giudici hanno respinto le richieste di risarcimento danni contro i partigiani, tra cui Sandro Pertini, qualificando l’attacco al battaglione tedesco del 23 marzo 1944 come un’azione di guerra legittima, e pertanto non sindacabile dall’autorità giudiziaria.
