Luciano Graziuso
Quando si tocca il fondo si può sempre scavare: è ciò che sta facendo ininterrottamente il nostro governo da 4 anni. Ai tanti “traguardi” raggiunti finora (record di povertà assoluta, ministri accusati di essere in combutta con associazioni mafiose, leggi ad hoc che tutelano i delinquenti a scapito delle persone oneste ecc) ed alle pessime posizioni assunte in ambito internazionale, che ci hanno resi complici del genocidio del popolo palestinese e che ci avvicinano sempre più al rischio di un conflitto diretto con l’Iran e con la Russia, l’esecutivo ha appena aggiunto quest’ultima “perla”: il divieto d’ingresso nel nostro Paese a 60 studenti palestinesi, regolarmente vincitori di borse di studio universitarie italiane, poiché sprovvisti della certificazione di conoscenza della lingua italiana di livello “B2”.
Tale decisione ha lasciato naturalmente di stucco molti docenti e responsabili degli atenei coinvolti, in quanto tale requisito non era stato richiesto in precedenza, ma inserito solamente all’ultimo momento, tant’è che la maggior parte delle università aveva già predisposto alloggi, tutor e risorse economiche per accogliere gli studenti aventi diritto. Anche alcuni vincitori dei soggiorni di studio hanno espresso stupore e rabbia nelle loro dichiarazioni: Loai ha detto di essere rimasto “scioccato” nel constatare la propria esclusione dalla lista di evacuazione e di non essere “mai stato informato del fatto che il certificato linguistico rappresentasse una condizione per poter partire”. Ancora più duro il suo collega Mohammed, secondo cui quest’ improvviso “cambio delle carte in tavola” altro non è che un “pretesto dell’Italia, probabilmente dettato da Israele, per non accogliere gli studenti palestinesi” a maggior ragione poiché aveva già accettato, assieme agli altri, di frequentare corsi per l’apprendimento della lingua italiana direttamente nel nostro Paese. Un terzo studente, Anmar, fa sarcasticamente notare a chi di dovere che “ottenere la certificazione B2 sotto le bombe di Gaza non è così semplice”. Secondo il nostro modesto parere questo requisito, aggiunto tra l’altro all’ultimo momento, è del tutto assurdo e rappresenta un’enorme ed immotivata crudeltà nei confronti di giovani che subiscono incessantemente attacchi terroristici da parte di Israele e che vedevano in questo progetto un’ancora di salvezza vera e propria, oltre che un’occasione per poter accrescere la loro cultura lontano dall’inferno che vivono ogni giorno.
Rettori, docenti e studenti vittime di questa “situazione” hanno chiesto a gran voce alle nostre istituzioni di fornire al più presto delle risposte, che, come ampiamente prevedibile, non sono ancora arrivate!Tutta questa “burocrazia” italiana scompare però istantaneamente quando si tratta di ospitare i soldati dell’IDF, bisognosi di una vacanza poiché “stressati” a causa del genocidio che stanno compiendo in Palestina. Anche in questi giorni infatti sono giunti, sia a Cagliari che a Brucoli (in Sicilia), combattenti dell’esercito israeliano, scortati nel primo caso da nostri militari e nel secondo dalla Polizia. In Valsesia è stato inoltre permesso a centinaia di famiglie israeliane di formare addirittura una specie di colonia, cosa che molto probabilmente avverrà a breve anche in Puglia.
Tornando all’argomento centrale dell’articolo, non si può fare a meno di notare il solito doppio standard del nostro governo che non perde l’occasione di farci vergognare, ospitando in Italia dei veri e propri assassini ed alzando invece le frontiere nei confronti di giovani a dir poco sfortunati che chiedevano solo un posto in cui studiare e condurre una vita “normale” lontano da bombardamenti e stragi continue.
