L’estate salentina degli incendi. Serra di Ruffano, danni e costi per la collettività

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L’estate salentina degli incendi. Serra di Ruffano, danni e costi per la collettività

ma.bu.

Ci sono voluti praticamente due giorni per spegnere l’incendio, l’ennesimo nel Salento dall’inizio dell’estate, che ha avvolto ieri, 14 luglio la Serra di Ruffano, nei Comuni di Ruffano e Supersano. Danni ambientali a parte, piante ed alberi distrutti, animali uccisi eccetera, l’incendio ed il suo spegnimento sarebbero costati alla collettività circa 193mila euro.

Sulla sua pagina Facebook Roberto Aloisio parla de ‘IL PARADOSSO DI RUFFANO: LA COLLINA BRUCIA, MA IN QUANTI SANNO DEI SENSORI HI-TECH PAGATI PER EVITARLO?”

“Mentre le fiamme e il fumo nero avvolgono la collina della Madonna della Serra a Ruffano, al confine con Supersano, con case evacuate, famiglie nel panico e la macchia mediterranea ridotta in cenere, c’è un dettaglio fondamentale che la maggior parte dei cittadini ignora.Quell’area collinare non è un territorio privo di difese tecnologiche. Al contrario, la collina della Madonna della Serra è stata oggetto di investimenti pubblici mirati per l’installazione di una rete di sensori IoT “Silvanet” all’avanguardia. Parliamo di dispositivi hi-tech posizionati direttamente sugli alberi per monitorare il bosco 24 ore su 24 e scovare i focolai nei primissimi minuti, rilevando i gas invisibili della fase covante prima ancora che si sviluppi la fiamma viva.La tecnologia è stata acquistata e pagata con soldi pubblici per proteggere la nostra terra. Eppure, oggi Ruffano brucia”. Dunque qualcosa, più di qualcosa, non è andato. Probabilmente non è stata eseguita la manutenzione dovuta.Questi sensori inviano i dati a una piattaforma cloud dedicata. La domanda: Questo sistema di monitoraggio è integrato direttamente con i monitor della Sala Operativa della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco? “L’allarme di inizio focolaio è arrivato in tempo reale a chi di dovere, o è rimasto confinato in una dashboard esterna non presidiata? Funzionamento della rete di Trasmissione. I sensori posizionati sugli alberi comunicano tramite un’antenna centralizzata (Gateway LoRaWAN) posizionata sulla collina, che invia i dati alla centrale. La domanda: L’antenna di trasmissione sulla collina di Ruffano era attiva e dotata di connettività funzionante oggi, o ha subito blackout o disconnessioni dovute al caldo o a problemi tecnici?” Tante le domande, di natura prevalentemente tecnica, cui dovrà essere data risposta. Il sistema non ha funzionato, oppure non ha ricevuto risposta dall’uomo? Il sistema in questione è costato 50mila euro.

IL CONTO IN TASCA AI CITTADINI: ECCO QUANTO CI COSTA DAVVERO L’INCENDIO SULLA SERRA DI RUFFANO

Sempre Roberto Aloisio ci consegna una “triste” conta dei danni e dei costi conseguenti all’incendio..”.IL CONTO IN TASCA AI CITTADINI: ECCO QUANTO CI COSTA DAVVERO L’INCENDIO SULLA SERRA DI RUFFANO
Quando un pezzo della nostra terra brucia, la prima reazione è il dolore per la natura devastata, per gli animali uccisi dalle fiamme e per la paura delle famiglie evacuate. Ma c’è un altro danno, freddo e invisibile, di cui si parla troppo poco: il conto economico che ricade direttamente sulle tasche di noi contribuenti.
Perché spegnere un incendio non è gratis. E quando la prevenzione e la logistica falliscono, il prezzo da pagare schizza alle stelle.
Proviamo a fare un bilancio, con stime generali e reali di mercato, per capire quanto ci è costata, in euro sonanti, la gestione dell’emergenza di ieri e di oggi sulla Serra di Ruffano. Di fronte a queste cifre, l’attuale amministrazione comunale – che per legge è l’autorità locale di Protezione Civile – non può sfuggire alle proprie responsabilità operative.
IL DOPPIO SPRECO: PAGHIAMO DUE VOLTE
Il paradosso di questo disastro è che i cittadini hanno pagato due volte: prima per una tecnologia di prevenzione che è stata inutile, e poi per rimediare all’inevitabile ritardo dei soccorsi.
1 L’investimento a monte: I sensori IoT “Silvanet”
Sulla Serra è stata installata una rete di monitoraggio hi-tech con sensori Silvanet per rilevare i focolai in pochi minuti. Un’ottima idea sulla carta. Ma quanto costa un sistema simile?
Tra l’acquisto delle centinaia di sensori da appendere agli alberi, l’installazione delle antenne di trasmissione speciali (Gateway) e i canali software di gestione, un progetto pilota di questo tipo per una pubblica amministrazione oscilla mediamente intorno ai 50.000 euro di soldi pubblici.
Il fallimento: Questa tecnologia rileva il fumo in 3 minuti, ma se poi la macchina dei soccorsi impiega due ore e mezza ad arrivare, quei 50.000 euro sono serviti solo a registrare in diretta il cronotesto di un disastro.
1 Il nuovo paradosso: Il “Sensore di allagamento” senza rubinetto
Per capire l’assurdità di quello che è successo, facciamo un paragone molto semplice.
È come se spendessi centinaia di euro per installare un sensore wireless ultra-tecnologico sotto il lavandino di casa che ti avvisa sul telefono al primo millimetro d’acqua. Il sensore fa il suo dovere e rileva la perdita in un secondo, inviandoti una notifica immediata. Peccato, però, che tu abbia chiuso a chiave la stanza del rubinetto centrale e non abbia un idraulico in tutto il paese.
Così rimani a guardare lo schermo del telefono per due ore mentre l’acqua sale, distrugge i mobili, fa marcire i muri e alla fine sei costretto a chiamare un’impresa edile d’urgenza per rifare i solai da capo, pagando una fattura astronomica.
Il sensore ha funzionato? Sì, ti ha detto subito che ti stavi allagando. Ma la casa è devastata lo stesso. Un amministratore lungimirante si chiederebbe perché non c’era una chiave per chiudere l’acqua o un idraulico pronto a intervenire, invece di vantarsi che il sensore sul telefono ha squillato puntuale.
1 Il costo folle dello spegnimento: La flotta aerea
È qui che le cifre diventano spaventose. Far volare i giganti del cielo ha costi orari da capogiro che paghiamo noi con le tasse:
I Canadair CL-415 (Flotta dello Stato): Un solo Canadair costa circa 15.000 euro per ogni ora di volo (compresi carburante, manutenzione, logistica e piloti). I tracciati radar di ieri e di oggi parlano chiaro: tra i turni di ieri pomeriggio del mezzo decollato dalla Calabria e i due Canadair (il CAN26 e l’IDPCY) tornati stamattina all’alba per spegnere le riaccensioni sotto terra, si stimano almeno 8 ore di volo complessive. Solo per i Canadair parliamo di circa 120.000 euro.
L’elicottero regionale: L’elicottero d’attacco rapido impiegato ieri pomeriggio ha un costo stimato di circa 2.700 euro all’ora. Per circa tre ore di operazioni, parliamo di altri 8.000 euro.
I soccorsi a terra: Carburante, straordinari, logistica e mezzi per Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Forze dell’Ordine e operativi sul campo (esclusi i volontari che offrono il loro lavoro gratis) portano via facilmente altri 15.000 euro.
IL CONTO DEL DISASTRO IN SINTESI
Ecco come si dividono, nel dettaglio, i circa 193.000 euro di soldi pubblici andati in fumo:
Tecnologia IoT a terra (Sensori e rete radio): circa 50.000 € per l’acquisto e l’installazione del sistema.
Canadair della flotta dello Stato: circa 120.000 € per 8 ore complessive di volo di rientro e spegnimento da Lamezia Terme.
Elicottero regionale: circa 8.000 € per il supporto aereo ravvicinato della flotta regionale.
Logistica, mezzi terrestri e personale: circa 15.000 € per carburante, mezzi di soccorso e operativi sul campo.
DI CHI È LA RESPONSABILITÀ?
Quasi 200.000 euro evaporati in fumo in meno di 24 ore. E in questo calcolo non abbiamo nemmeno sfiorato il valore inestimabile della flora, della fauna e del patrimonio naturalistico andato perduto, che richiederà decenni per rigenerarsi.
…di chi è la colpa?…cosa vogliamo fare invece di sentirsi sempre non responsabili?

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