LUCIANO GRAZIUSO
Come si suol dire, meglio tardi che mai: dopo più di un anno di atroci e continui massacri perpetrati da Israele ai danni dei Palestinesi, la Corte ha finalmente preso la sacrosanta ed inevitabile decisione di emettere due mandati di cattura nei confronti di Benjamin Netanyahu e di Yoav Gallant, rispettivamente premier ed ex Ministro della Difesa dello stato ebraico. Tutto ciò dopo che questi ultimi si sono resi responsabili dell’uccisione di oltre 44.000 civili della Striscia di Gaza, il 70% dei quali donne e bambini, come è stato appurato; cifra stimata ma senz’altro di molto superata nella realtà, come affermano sia l’accreditata rivista The Lancet, sia moltissimi medici e studiosi americani, anche perché molti corpi sono ancora sotto le macerie e non possono essere stati conteggiati. A questo bisogna aggiungere l’orrore di persone identificate sulla base di parti del corpo (mani, gambe, ecc) recuperate dopo i bombardamenti e l’evidente realtà di chi non muore immediatamente, ma lo farà in seguito per le ferite o le amputazioni subite, le malattie causate dai bombardamenti, la carestia, ecc.
Alla luce di quanto detto, appare più che legittima la misura attuata dalla Corte penale internazionale, anzi addirittura tardiva, se si pensa al fatto che sia stata presa la medesima decisione nei confronti del premier russo Vladimir Putin, che certo non sarà uno stinco di santo, ma che almeno non si è macchiato dell’orribile crimine di genocidio ai danni di un popolo che subisce un feroce regime di occupazione da circa 80 anni.E’ senz’altro una parola forte questa di genocidio, ma usata con piena cognizione di causa, in quanto, secondo ciò che ha stabilito l’ONU, “con genocidio si intendono gli atti commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”.
Risulta perciò evidentissimo a tutti che, purtroppo per i poveri palestinesi, non c’è un termine più calzante di questo per descrivere tutte le atrocità che Israele sta compiendo ai loro danni. E’ semplice constatare come tutte le “azioni” intraprese dall’IDF siano perfettamente rispondenti alla definizione sopra citata: gli incessanti bombardamenti effettuati non su obiettivi militari ma su strutture civili (abitazioni, chiese, scuole, campi profughi, addirittura ospedali e ambulanze…!) col pretesto di sconfiggere Hamas; le uccisioni ai danni di medici, volontari e di chiunque cerchi di dare una mano; il vergognoso sequestro o la distruzione di numerosissimi camion recanti viveri, vaccini e aiuti per la popolazione di Gaza ridotta allo stremo sono infatti, senza la minima ombra di dubbio, degli atti commessi con la piena intenzione di sterminare un popolo, procedendo con una pulizia etnica.
La “ciliegina sulla torta” è infine rappresentata dalle uccisioni dei giornalisti (ormai più di 120…!) affinché non arrivi al mondo, con tutta la forza delle immagini, la cruda realtà dei veri e propri orrori che si stanno commettendo in Palestina, nonché la verità su chi li commette e chi li subisce, contro ogni fake-news; cosa ancora più vile, Israele adotta una forma di ritorsione che consiste nell’eliminare anche i familiari di chi testimonia col proprio prezioso lavoro la fine di ogni sentimento di umanità nella Striscia. Oltre a quella di voler solo “colpire” Hamas, è stata inoltre già da tempo smascherata la bufala sugli ostaggi: Netanyahu, al contrario di quello che afferma a beneficio dell’opinione pubblica nazionale e internazionale e, non ultimo, dei loro parenti, non ha mai avuto e non ha tuttora intenzione di liberare gli ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas; infatti più volte ha dichiarato che lui deve innanzitutto “finire l’operazione”, attirandosi la viva opposizione dei familiari dei sequestrati e di buona parte dei cittadini israeliani, scesi in piazza a migliaia in più occasioni, anche vicino alla residenza del premier, per contestarlo duramente, salvo poi essere altrettanto duramente repressi dalle forze dell’ordine. A riprova di ciò, Israele si è sempre tirato indietro davanti a qualsiasi, anche peregrino e timido, tentativo di raggiungere un cessate il fuoco che avrebbe comportato la liberazione di alcuni o tutti gli ostaggi; in realtà neanche gli USA, nonostante le finte mosse in tal senso, hanno mai veramente voluto la fine dell’inferno a Gaza e in Cisgiordania, appoggiando in toto la “strategia” sionista e sostenendola con ripetuti invii di armi, aiuto politico e diplomatico, militare almeno in una occasione.
Ai tavoli delle trattative Netanyahu ha fatto sempre in modo che gli accordi tra le parti fallissero, o rifiutandoli subito o facendo credere fino all’ultimo che si stesse trovando un’intesa per poi alzare la posta e proporre condizioni irricevibili dai Palestinesi, come la presenza costante dell’esercito israeliano nel cuore di Gaza. Dato che parte degli ostaggi sicuramente è stata vittima degli innumerevoli e devastanti bombardamenti israeliani, si può facilmente comprendere la rabbia dei parenti ed inoltre intuire come le sorti dei prigionieri non stiano così tanto a cuore ai decisori come invece vorrebbero far credere all’opinione pubblica mondiale. Adesso che Netanyahu, in base a quanto stabilito dalla Corte penale internazionale, è a tutti gli effetti un criminale di guerra, e considerando il fatto che il governo italiano riconosce quest’organo, non possiamo fare a meno di chiederci se la nostra premier, la “madre e cristiana” Giorgia Meloni, cesserà di fornire altre armi allo stato ebraico oppure continuerà come se niente fosse ad essere complice di un genocidio ed a farci vergognare di essere italiani. Purtroppo, temiamo di conoscere la risposta.
