Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno recentemente emesso, come noto un’ordinanza riguardante il caso della nave “Diciotti”, in cui un gruppo di migranti eritrei, soccorsi nel 2018, fu trattenuto a bordo per dieci giorni prima di ottenere l’autorizzazione allo sbarco. Si tratta dunque tecnicamente di un’ordinanza e non di una sentenza, come da taluni erroneamente riportato, che rinvia alla Corte d’Appello di Roma che, in prima battuta, aveva negato il risarcimento ai ricorrenti.
La Corte ha stabilito che tale trattenimento ha costituito una violazione della libertà personale dei migranti, riconoscendo loro il diritto a un risarcimento per i danni non patrimoniali subiti. Nell’ordinanza, la Cassazione ha escluso che il rifiuto dell’autorizzazione allo sbarco possa essere considerato un atto politico sottratto al controllo giurisdizionale, sottolineando che lo sbarco dei profughi deve essere organizzato “nel più breve tempo ragionevolmente possibile”. Il bello è che la Cassazione si è pronunciata in merito al ricorso di un solo cittadino eritreo, oggi residente in Inghilterra ove gli è stato riconosciuto anche il diritto di asilo. Gli altri, il cui appello era stato respinto, non hanno inteso proseguire oltre. Il tanto temuto danno per l’Erario si attesterà tra i 960 ed i 1600 euro – un massimo di 160 euro per ogni giorno di illegittimo trattenimento a bordo – oltre al rimborso delle spese legali. Lo Stato ed il governo, con Salvini in testa, nonostante le molte sguaiate polemiche, se ne usciranno con un danno davvero modesto.La quantificazione del risarcimento sarà determinata dalla Corte d’Appello di Roma in una nuova composizione, come stabilito dalla Cassazione.
La decisione della Cassazione ha suscitato reazioni contrastanti nel panorama politico italiano. Esponenti del governo hanno espresso critiche nei confronti della sentenza, mentre rappresentanti dell’opposizione hanno sottolineato l’importanza del rispetto delle decisioni giudiziarie e della separazione dei poteri. L’Unione delle Camere Penali ha difeso l’autonomia e l’indipendenza della funzione giudiziaria, affermando che “incontinenti aggressioni verbali che esulano del tutto dal merito tecnico delle decisioni giudiziarie costituiscono una grave lesione all’immagine stessa della giurisdizione”.
Il Ministero dell’Interno ha commentato la sentenza definendola “sostanzialmente ininfluente” sulla gestione attuale dell’immigrazione irregolare dal Nord Africa e sull’assegnazione dei porti di sbarco alle navi delle ONG operanti nel Mediterraneo centrale.
