Manuel M Buccarella
La Russia avanza sul territorio ucraino: secondo il generale Valéry Gerasimov, comandante supremo delle forze armate russe, “da marzo sono stati liberati oltre 3.500 chilometri quadrati di territorio e 149 insediamenti”. Ad oggi le forze russe hanno “liberato” il 99,7% del territorio della Repubblica Popolare di Lugansk (LPR), con meno di 60 kmq rimasti sotto il controllo ucraino, nonché il 79% della Repubblica Popolare di Donetsk (DPR). Allo stesso tempo, le forze russe hanno portato sotto il loro controllo il 74% del territorio della regione di Zaporizhia e il 76% della regione di Kherson. Nella regione di Sumy, 210 km² di territorio e 13 insediamenti sono passati sotto il controllo russo.
Gli ucraini continuano con le loro incursioni, prevalentemente con droni, in territorio russo: sono state colpite alcune raffinerie di petrolio, che coprono circa il 15% del fabbisogno nazionale. Ciò avrebbe determinato un’impennata dei prezzi alla pompa per molti cittadini russi e razionamenti di carburante. Colpita anche, per fortuna non gravemente, la centrale nucleare di Kursk. Si tratta però di atti quasi disperati da parte di Kiev, che è evidente come la guerra la stia perdendo sul fronte. Vorrebbero rallentare la macchina bellica nemica riducendo le risorse finanziarie che contribuiscono ad alimentarla. Non sappiamo però con quanta efficacia.
I russi rispondono con attacchi in profondità con droni Geran-2 e missili balistici e da crociera. Gerasimov ha sottolineato che la notte del 29 agosto sono stati effettuati attacchi contro gli impianti di Yuzhmash, l’ufficio di progettazione Yangel, Motor Sich e le officine di assemblaggio dell’impianto chimico di Pavlograd”. Si puntano soprattutto i centri di produzione di droni e missili.
Nelle ultime ore gli attacchi notturni russi hanno preso nuovamente di mira le infrastrutture energetiche ucraine. L’Institute for the Study of War (ISW), centro studi statunitense di ispirazione “neocon” e apertamente schierato al fianco di Kiev, valuta “probabile che la Russia intensificherà i suoi attacchi nelle prossime settimane per utilizzare le sue scorte di missili e droni, e per peggiorare la situazione delle infrastrutture energetiche dell’Ucraina in vista del prossimo inverno”.
Tanti i disertori in campo ucraino (e probabilmente anche in quello russo)
I dati diffusi qualche giorno fa dalla Procura generale dello Stato a Kiev riportano i numeri di soldati che hanno lasciato le loro unità senza autorizzazione e quelli dei disertori: nel 2022 sono stati rispettivamente 6.900 e 3.500; nel 2023 17.600 e 7.800; nel 2024 67.800 e 23.300. Nei primi 7 mesi di quest’anno si sale a 110.500 e 15.300: una media complessiva di 15.700 al mese, ovvero circa il 50 per cento dei mobilitati nello stesso periodo, dato che spiega in sé la carenza delle fanterie ucraine.
Ciò sfata il mito degli ucraini pronti a tutto per resistere all’invasore. La verità è che gli ucraini sono stanchi della guerra, molti probabilmente sarebbero anche a favore di concessioni territoriali pur di finirla. Eppure Zelensky tiene o sembra tenere, sostenuto dall’Europa e dall’Europa sola. Gli Usa, si sa, hanno mollato.
Di fronte all’evidente superiorità numerica e di mezzi russe, l’unica possibilità per ricacciare i russi da dove sono venuti, e dunque per una “pace giusta e duratura”, sarebbe mandare al fronte decine di migliaia di uomini ad ingaggiare una guerra frontale contro i russi, a supporto delle forze ormai esangui ed esanimi ucraine. Ma finora gli sforzi economici e militari europei sono serviti soprattutto a mandare al macello i soldati di Kiev.
Certamente non ci sono pochi disertori e renitenti dall’altra parte, anche se al momento non disponiamo di dati ufficiali. Tuttavia la Russia ha una popolazione quasi quattro volte superiore a quella ucraina. Aggiungiamo che dall’inizio della guerra i rifugiati ucraini all’estero superano i quattro milioni (circa un decimo della popolazione).
