Può un uomo di Chiesa diffondere stereotipi antisemiti attraverso una «retorica velenosa, che alimenta l’odio ed è moralmente corrotta»?Evidentemente no, ma è proprio ciò che l’ambasciata israeliana presso la Santa Sede imputa in un tweet a monsignor Franco Moscone, originario della piemontese Alba e arcivescovo dal 2018 di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo in Puglia.
Nel corso di una manifestazione pacifista svoltasi lo scorso fine settimana a Bari, la marcia regionale per la pace del 29 marzo, Moscone ha dichiarato che «dal 1947 la Striscia di Gaza e la Palestina sono un campo di concentramento a cielo aperto» e dal 7 ottobre del 2023 «sono diventate un campo di sterminio a cielo aperto, con il silenzio del mondo e dell’Europa». Moscone ha poi aggiunto: «Quello che mi ha sempre fatto effetto è che dietro a questo campo di concentramento e di sterminio ci sia quel popolo che di campo di concentramento e di sterminio è stato succube fino alla fine della Seconda guerra mondiale». Secondo l’arcivescovo, «insieme alla Palestina dobbiamo liberare anche lo Stato di Israele: stiamo assistendo a un autentico crimine di genocidio mondiale». Per la rappresentanza diplomatica israeliana in Vaticano, la retorica di Moscone «è riprovevole e dovrebbe essere pubblicamente condannata».
Intanto Israele, dopo la rottura della tregua su Gaza, ha lanciato un’operazione di terra finalizzata alla conquista di diverse fondamentali aree della Striscia. L'”esproprio” è vicino, come il sogno di Trump e Netanyahu di fare della Striscia di Gaza, sloggiati i palestinesi e ricostruita, la Las Vegas del Medio Oriente. Allo stato delle cose, sembra piuttosto difficile che si riesca a creare un vero Stato di Palestina, secondo la dottrina dei due popoli in due Stati.
