A Bishkek, capitale del Kirghizistan, si è aperto il vertice della SCO. Potenze euroasiatiche (tra cui Russia, Cina, India, Pakistan), il 25% del Pil mondiale

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A Bishkek, capitale del Kirghizistan, si è aperto il vertice della SCO. Potenze euroasiatiche (tra cui Russia, Cina, India, Pakistan), il 25% del Pil mondiale

Da Faro di Roma – A Bishkek, capitale del Kirghizistan, il vertice annuale dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) si apre il 31 agosto 2026 in un momento di forte tensione internazionale. Attorno allo stesso tavolo si ritrovano il presidente russo Vladimir Putin, il leader cinese Xi Jinping e numerosi capi di Stato e di governo dell’area eurasiatica, in un appuntamento che segna anche il venticinquesimo anniversario della nascita della SCO.Nata formalmente nel 2001 sulle fondamenta del cosiddetto “Shanghai Five”, l’organizzazione riunisce oggi dieci membri permanenti: Cina, Russia, India, Pakistan, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan e Bielorussia. A questi si affiancano Paesi osservatori e partner di dialogo, tra cui Turchia, Arabia Saudita e Qatar, a conferma di una piattaforma che ambisce a rappresentare una parte sempre più ampia del cosiddetto Sud globale e dello spazio eurasiatico.

La SCO si presenta ufficialmente come un foro di cooperazione economica, politica e di sicurezza, non come un’alleanza diretta contro altri Stati. Tuttavia, negli ultimi anni i suoi vertici sono diventati anche una vetrina diplomatica per Mosca e Pechino. Putin e Xi hanno più volte utilizzato questo formato per promuovere l’idea di un ordine internazionale multipolare e per contestare l’egemonia occidentale, in particolare quella statunitense.Il contesto rende il vertice di Bishkek particolarmente significativo. La guerra in Ucraina continua a pesare sui rapporti tra Russia e Occidente, mentre le tensioni tra Stati Uniti e Cina si riflettono tanto sul piano strategico quanto su quello commerciale. In questo quadro, la SCO offre a Mosca e Pechino uno spazio in cui consolidare relazioni con partner regionali, mostrare capacità di iniziativa e proporre una lettura alternativa degli equilibri globali.

Tra gli incontri più attesi figurano i colloqui bilaterali tra Putin e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. L’Iran, entrato nella SCO nel 2023, ha rafforzato negli ultimi anni i rapporti con la Russia, soprattutto in ambito militare, e mantiene legami energetici rilevanti con la Cina. La presenza di Teheran al vertice conferma la volontà del blocco di includere Paesi sottoposti a forte pressione occidentale e interessati a sviluppare canali alternativi di cooperazione economica e diplomatica.Anche la partecipazione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, pur in assenza di una piena adesione della Turchia all’organizzazione, sottolinea il carattere flessibile della SCO. Ankara, membro della NATO ma impegnata da anni in una politica estera autonoma e multidirezionale, guarda alla piattaforma eurasiatica come a uno spazio utile per ampliare il proprio raggio diplomatico tra Europa, Medio Oriente e Asia centrale.

La presenza contemporanea di India e Pakistan ricorda che la SCO non è un’alleanza compatta e omogenea. Al suo interno convivono interessi diversi, rivalità storiche e priorità nazionali spesso divergenti. Proprio questa eterogeneità costituisce, al tempo stesso, un limite e una risorsa: da un lato rende complessa la definizione di posizioni comuni vincolanti; dall’altro permette all’organizzazione di presentarsi come un’arena di dialogo tra attori che, in altri contesti, faticano a trovare spazi di confronto.Con una popolazione complessiva pari a circa il 40 per cento di quella mondiale e un peso economico stimato intorno a un quarto del PIL globale, la SCO rivendica una centralità crescente. Tuttavia, più che una struttura sovranazionale paragonabile all’Unione europea o a un’alleanza militare come la NATO, essa resta soprattutto un foro politico-diplomatico, utile a coordinare interessi, rafforzare relazioni bilaterali e dare visibilità alle ambizioni dei suoi membri principali.Il vertice si svolge mentre dagli Stati Uniti arriva un nuovo segnale di pressione economica su Pechino. Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha annunciato l’intenzione di sollecitare i membri del G20 a riesaminare i rapporti commerciali con la Cina, denunciando come insostenibile l’avanzo commerciale globale cinese, indicato in circa 1.200 miliardi di dollari. Secondo Washington, la debolezza della domanda interna cinese spingerebbe Pechino a sostenere la crescita attraverso le esportazioni, scaricando squilibri sui mercati internazionali.La questione commerciale rafforza il valore politico della SCO per la Cina. In un momento in cui Stati Uniti ed economie occidentali discutono nuove misure per contenere l’espansione delle esportazioni cinesi, Pechino utilizza i forum multilaterali non occidentali per mostrare solidità diplomatica, costruire consenso e presentarsi come promotrice di cooperazione economica e stabilità regionale.

Il summit di Bishkek non va dunque letto soltanto come una riunione regionale. È piuttosto un indicatore delle trasformazioni in corso nell’ordine internazionale: da un lato l’Occidente cerca di contenere Russia, Iran e Cina attraverso sanzioni, pressioni commerciali e strumenti diplomatici; dall’altro questi Paesi lavorano a reti alternative di cooperazione, capaci di ridurre l’isolamento politico ed economico e di attrarre Stati interessati a una maggiore autonomia strategica.La SCO rimane un’organizzazione attraversata da contraddizioni, ma il suo peso simbolico e diplomatico è in crescita. A venticinque anni dalla fondazione, il vertice kirghiso conferma che l’Eurasia è tornata al centro della competizione globale: non solo come spazio geografico di transito e risorse, ma come laboratorio politico di un mondo sempre più frammentato e multipolare.

Carlo Marino

www.eurasiaticanews.com

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