Almeno in 200mila a Belgrado per una Serbia democratica, contro la corruzione e per le dimissioni del presidente Vučić

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Almeno in 200mila a Belgrado per una Serbia democratica, contro la corruzione e per le dimissioni del presidente Vučić

Domenica 15 marzo a Belgrado si è tenuta la più imponente manifestazione antigovernativa nella storia recente della Serbia, con una partecipazione stimata tra le 275.000 e le 325.000 persone secondo l’organizzazione indipendente Arhiv javnih skupova.

La protesta è stata innescata dal crollo della tettoia della stazione ferroviaria di Novi Sad il 1° novembre 2024, che ha causato la morte di 15 persone e diversi feriti. Il tragico evento è stato attribuito alla corruzione e alla negligenza del governo, alimentando un diffuso malcontento popolare.

Da quattro mesi gli studenti universitari di Belgrado e poi delle principali università di Serbia, occupano le facoltà e sono in autogestione. Ad essi si sono aggiunti poi gli studenti delle scuole superiori ma anche insegnanti, docenti universitari, lavoratori ed agricoltori. Nei mesi, oltre alle manifestazioni di piazza, si sono susseguiti anche importanti blocchi stradali, attuati anche con trattori, che hanno paralizzato la circolazione e le attività nei principali centri del paese balcanico, come in febbraio a Kragujevac (quarta città serba e simbolo della resistenza al nazifascismo) e nella città di Zrenjanin, ottantamila abitanti, nella provincia autonoma della Vojvodina.

Le richieste principali dei manifestanti, guidati da movimenti studenteschi, includono: pubblicazione dei documenti relativi alla ristrutturazione della stazione ferroviaria di Novi Sad, persecuzione legale e licenziamento dei responsabili degli attacchi a studenti e professori durante le proteste, soprattutto se funzionari pubblici, sospensione dei procedimenti giudiziari contro gli studenti arrestati durante le manifestazioni, aumento del 20% del budget destinato all’istruzione superiore.

Durante la manifestazione sono stati osservati 15 minuti di silenzio in memoria delle vittime del crollo di Novi Sad . Nonostante l’atmosfera generalmente pacifica, si sono verificati alcuni scontri che hanno portato al ferimento di 56 persone e all’arresto di 22 individui per aggressione alle forze dell’ordine e altri atti di violenza . In risposta alla protesta, il presidente Aleksandar Vučić ha riconosciuto la necessità di un cambiamento e ha aperto alla possibilità di indire elezioni anticipate, senza tuttavia annunciare le proprie dimissioni. Vučić tuttavia ha pubblicamente dichiarato che gli studenti sarebbero “manovrati” dall’occidente, che avrebbe interesse ad allontanare il paese dallo storico legame con la Russia, al fine di avvicinarlo all’Unione Europea ed alla Nato. Non pare siano queste però le richieste dei manifestanti.

Nel corso della manifestazione vi è stato un particolare incidente: la polizia avrebbe utilizzato, nel tentativo di disperdere la folla, un cannone sonoro, che avrebbe provocato conseguenze negative per circa 30 minuti.

Le proteste hanno visto una partecipazione trasversale della società serba, con studenti, insegnanti, agricoltori e cittadini comuni uniti nella richiesta di maggiore trasparenza, responsabilità e riforme strutturali per combattere la corruzione percepita nel governo.

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