Il rapporto Oxfam sui redditi : ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri, anche in Italia.

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Il rapporto Oxfam sui redditi : ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri, anche in Italia.

Il nuovo report Oxfam denuncia un sistema ingiusto: il Nord del mondo drena dal Sud mille miliardi l’anno, mentre tre miliardi di persone vivono sotto la soglia di povertà.

I ricchi sono sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri. Nel mondo come in Italia. La denuncia arriva dal nuovo rapporto Oxfam presentato a Davos in occasione dell’apertura del World economic forum: la ricchezza dei miliardari è cresciuta, in termini reali, di 2 mila miliardi di dollari nel 2024, circa 5,7 miliardi al giorno, tre volte più velocemente dell’anno precedente, mentre 3,5 miliardi di persone vivono con meno di 6,85 dollari al giorno, cioè sotto la soglia di povertà, lo stesso numero del 1990.Rallenta anche il tasso di riduzione della povertà estrema, in cui versa chi non ha più di 2,15 dollari al giorno, allontanando così l’obiettivo di eliminare la povertà globale entro il 2030.

“Il report parla di simmetria perversa, che è raccontata da due dati”, spiega Mikhail Maslennikov, policy advisor su giustizia economica di Oxfam Italia: “L’1 per cento più ricco del mondo possiede quasi il 45 per cento della ricchezza del pianeta, mentre il 44 per cento della popolazione globale, invece, vive oggi con meno di 6,85 dollari al giorno, una delle soglie di povertà monitorate dalla Banca mondiale. Il sistema economico genera vincitori e vinti, dove i vincitori sono quelli che si trovano al vertice, i miliardari che nonostante l’inflazione hanno visto una robusta crescita dei propri patrimoni, anche grazie ai risultati record dei mercati finanziari. Dall’altra parte ci sono i vinti, che non riescono ad avere un’esistenza dignitosa”.

La situazione in Italia

La situazione in Italia rispecchia quella globale: il 5 per cento più ricco delle famiglie possiede quasi il 20 per cento in più della ricchezza complessivamente detenuta dal 90 per cento più povero. La ricchezza, quindi, è concentrata al vertice: i gruppi sociali più abbienti hanno visto crescere significativamente le proprie fortune negli ultimi decenni.E mentre quasi i due terzi della ricchezza miliardaria è frutto di eredità anche in Italia, la povertà assoluta si attesta oltre il livello di guardia, con poco più di 2,2 milioni di famiglie per un totale di 5,7 milioni di persone che non dispongono di risorse mensili sufficienti ad acquistare beni e servizi essenziali.Poveri senza misure“Anche se il mercato del lavoro ha registrato un andamento positivo nel 2023, non c’è stata una riduzione della povertà assoluta”, prosegue Mikhail Maslennikov di Oxfam Italia; “E le misure di contrasto non hanno funzionato. Rispetto al reddito di cittadinanza, l’assegno di inclusione ha comportato una riduzione del 37,6 per cento dei beneficiari, se si eccettuano i nuclei con i minori. Fallimentare è anche l’esperienza del supporto per la formazione e il lavoro che va prefigurando, per i suoi percettori, una lenta transizione dall’occupabilità alla disperazione”.

Nel frattempo, secondo Oxfam, il salario medio annuale reale è rimasto pressoché invariato negli ultimi trent’anni: mentre tra il 2019 e il 2023 le retribuzioni sono cresciute in media del 6-7 per cento e quelle nette di ulteriori 3 punti, nello stesso periodo l’inflazione si è attestata intorno al 17-18 per cento. Il risultato? Una contrazione del salario lordo reale di oltre 10 punti.“Anziché adottare toni trionfalistici sulla crescita dell’occupazione, il governo dovrebbe affrontare le debolezze del mercato del lavoro – dice ancora Maslennikov – favorendo la riduzione dei divari retributivi e delle sacche di lavoro povero. Manca una chiara politica industriale orientata alla creazione di buona occupazione, che dovrebbe essere accompagnata dal rafforzamento della contrattazione collettiva e dalla revisione del sistema di fissazione dei salari. E ancora. È stato anche affossato il salario minimo legale come tutela dei lavoratori più fragili e meno protetti. Insistere sulla liberalizzazione dei contratti a termine, di somministrazione e stagionali e ridurre le tutele del lavoro negli appalti rischia di esasperare ulteriormente saltuarietà, discontinuità e precarietà lavorativa”.

La ong affronta infine la questione fiscale: il 7 per cento dei contribuenti più ricchi paga meno imposte dirette, indirette e contributi di un infermiere o un insegnante, in proporzione al proprio reddito.

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