Lavinia Marchetti
«La parola “sfollamento” non descrive ciò che stiamo vivendo», ha detto Maisa Odeh, residente di Gaza sulla cinquantina, al canale Asharq TV di proprietà saudita.«Non lo augurerei nemmeno agli ebrei che ci uccidono», ha aggiunto. «Per Dio, non augurerei una cosa simile a loro, anche se sono nostri nemici. Lo sfollamento è una cosa molto dura, difficile e amara».
Le immagini dalla Striscia documentano il viaggio delle donne palestinesi verso sud a piedi. Sono costrette a camminare almeno 13 km fino alla prima sosta vicino a Nuseirat, e poi altri 20 km per raggiungere Muwasi, un’area di 35 chilometri quadrati, pari al 13% dell’intera Striscia, in cui Israele vuole ammassare circa due milioni di uomini, donne e bambini. Attualmente nella Striscia di Gaza ci sono 1,06 milioni di donne, 14.000 delle quali sono diventate le uniche sostentatrici delle proprie famiglie a causa della guerra.
Nelle foto che ho preso da Haaretz, possiamo osservare donne che trasportano interi guardaroba, taniche d’acqua vuote e zaini, sulle spalle, e talvolta sulla testa. Le si vede aggrapparsi per ore ai telai delle auto, portare familiari e i pochi oggetti rimasti, perché non hanno più un posto dove stare. C’è un’anziana di 80 anni costretta a fare il viaggio a piedi, donne che baciano le porte delle case in cui hanno vissuto per anni, donne e intere famiglie che dormono con i propri cari sui marciapiedi o per terra tra la polvere perché non trovano riparo, senza accesso a servizi igienici, acqua o un luogo sicuro. Ieri ho visto un video di un giornalista palestinese in cui due donne e i 5 figli erano sdraiate a dormire in mezzo alla terra e al fumo delle bombe, tutti stremati, mentre si coprivano di polvere e chissà che altro, sembrava neve, ma erano macerie sbriciolate dalle bombe che saturavano l’aria.
Dice Rawan Suleiman su Haaretz: “Mentre tutti i palestinesi a Gaza City affrontano difficoltà, le donne portano fardelli aggiuntivi: problemi di igiene e gestione del ciclo, malnutrizione durante gravidanza e allattamento, mancanza di privacy ed esposizione a violenze fisiche. Ogni nuovo sfollamento riporta con sé queste stesse sfide. Una vedova con cinque figli, la cui famiglia è stata sfollata dalla propria casa, ora vive in una tenda a Gaza City. Ha raccontato ad Al Jazeera che sono fuggiti a piedi dal quartiere di Tel al-Hawa dopo 30 giorni di bombardamenti intensi.
«Non riuscivamo a trovare né una macchina né un carretto, e non avevamo neanche i soldi per pagare il trasporto», racconta. Ha fatto il viaggio con sua cugina, anch’essa vedova con sette figli, e con altre due donne malate. «Non abbiamo neanche una tenda. Solo i vestiti che indossiamo».Ha detto che sono fuggiti mentre droni israeliani sparavano nella loro zona, e i bambini non smettevano di piangere dalla paura. Sono partiti alle sei del mattino, arrivando a Nuseirat di notte”.
Nel frattempo per contenere le violenze contro le donne, l’Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha annunciato domenica che avrebbe fornito dieci tende a donne e bambini sfollati ad alto rischio. Ha inoltre annunciato che 921 kit igienici sono stati distribuiti insieme al Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione.Tuttavia, le organizzazioni hanno aggiunto che c’è una grave carenza di kit igienici per le donne e che avrebbero istituito un punto di assistenza su al-Rashid Road. Mentre le donne sfollate si dirigono a sud da Gaza City, questo punto di accoglienza offre sostegno psicologico e assiste i feriti. Ahmed Abu Amsha, musicista fuggito da Gaza City con la famiglia alcuni giorni fa, ha scritto su Instagram che i bambini si stanno perdendo nel caos dello sfollamento.«Le madri cercano istericamente i loro figli dispersi, e i bambini piangono chiedendo l’abbraccio della famiglia. Mi si spezza il cuore», racconta. «Ho passato la giornata con un bambino smarrito. Ora dorme accanto a me. Posso solo immaginare il dolore e la stanchezza dei suoi genitori, che lo cercano da tanto».Amsha ha diffuso i dati del bambino in diversi gruppi WhatsApp e, 14 ore dopo, ha annunciato con gioia di averlo riunito con la famiglia.Ha raccontato che la famiglia si trovava a 5 km dal campo dove lui era rifugiato e che lo aveva cercato per tutta la notte.


