Manuel M Buccarella
Tre anni fa Matteo Salvini si era presentato davanti agli italiani in campagna elettorale promettendo:“Azzereremo la legge Fornero e avvieremo quota 41. E, se non lo faremo, siete autorizzati a spernacchiarci”.
Eppure ieri, con un maxi-emendamento del governo alla legge di Bilancio, si è di fatto allungata la finestra per andare in pensione, pur conservando formalmente i requisiti attualmente in vigore: gli italiani andranno in pensione in media 30 mesi più tardi, in molti casi dopo 46 anni e passa di contributi e a oltre 70 anni.
Il maxi-emendamento allunga progressivamente le finestre di decorrenza delle pensioni anticipate fino a sei mesi dal 2035 e, nei fatti, considerando anche l’adeguamento alla speranza di vita che il Governo ha scelto di non bloccare, porta l’accesso alla pensione anticipata a 43 anni e 9 mesi di contribuzione nel 2035.
Non solo. Vengono anche dimezzati i tempi di riscatto della laurea. “La penalizzazione del riscatto degli anni di studio, peraltro con una misura retroattiva e con evidenti profili di incostituzionalità: contributi regolarmente pagati non produrranno più pieni effetti previdenziali ai fini dell’accesso alla pensione anticipata. Una svalutazione selettiva e progressiva che arriva a escludere fino a 30 mesi dal 2035. Questo significa che una lavoratrice o un lavoratore che ha riscattato un periodo di studi potrà arrivare addirittura a 46 anni e 3 mesi di contribuzione prima di andare in pensione”, commenta la segretaria confederale della Cgil Lara Ghiglione.
Insomma, visto il clima di guerra, tra asset russi ed aumento della spesa militare, è proprio il caso di dare battaglia, anzi no, ma che dico, proprio guerra…
