Carlo Seclì
MATTEO SALVINI
E’ ormai risaputo che il leader della Lega Nord Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, stia vivendo un vero e proprio declino, che va avanti ufficialmente da quando, alle elezioni parlamentari del 2022, ha registrato solo un 8,78% (rispetto al 17,36% del 2018), pur ovviamente entrando in maggioranza con la coalizione del centro-destra. Tale percentuale è rimasta pressochè invariata alle elezioni europee del 2024, soprattutto grazie all’”ascesa” del generale Vannacci, candidato come indipendente della Lega, eletto al Parlamento europeo con oltre 500 mila preferenze.
La sua immagine è sempre stata quella dell’erede di Bossi, dunque di strenuo sostenitore dell’autonomia delle regioni del nord rispetto a quelle del sud e anche di difensore dei confini nazionali dal pericolo dei migranti, al grido di “prima gli italiani” e “aiutiamoli a casa loro”, che gli ha permesso, in vista delle elezioni politiche del 2018, di conquistare un elettorato sempre più deluso da 3 precedenti esecutivi a guida PD. Il risultato fu la vittoria della Lega come partito singolo più votato. Il governo Conte I, caratterizzato dai continui litigi tra i vice-premier e ministri dello Sviluppo economico e dell’Interno Di Maio e Salvini, è culminato con la crisi di governo aperta poco prima di Ferragosto dallo stesso leader leghista, rinfrescatosi le idee al “Papeete beach” di Milano Marittima.
Il decreto su sicurezza e immigrazione (decreto-legge 53/2019), al fine di combattere l’immigrazione irregolare, ha portato al rinvio a giudizio da parte del GUP di Palermo del ministro dell’Interno per il caso “Open Arms”, la nave ONG spagnola che, rispettivamente l’1, il 2 e il 9 agosto 2019, salvò la vita a un totale di 147 migranti rinvenuti nelle zone Sar della Libia e di Malta a bordo di 3 diverse imbarcazione sovraccariche. La Open Arms fu trattenuta nel Mediterraneo con tutti i migranti a bordo (eccetto 2 donne in gravidanza e 13 malati) tramite un decreto interministeriale firmato da Salvini, Danilo Toninelli (allora ministro delle Infrastrutture pentastellato) e Elisabetta Trenta (ex ministra della Difesa, sempre del M5S), poi sospeso dal Tar Lazio, ma a cui fece seguito un nuovo decreto salviniano di divieto di ingresso per la ONG. Ciò provocò l’intervento di Conte, che ordinò a Salvini lo sbarco dei minorenni (17 agosto) e infine dei restanti migranti (20 agosto), che sarebbero stati redistribuiti all’estero sulla base di un accordo con alcuni Paesi europei.
Il processo dell’ex ministro dell’Interno, incriminato per “sequestro di persona” e “omissione di atti d’ufficio”, per cui la Procura di Palermo aveva chiesto la condanna a 6 anni di reclusione, si è concluso con la sua assoluzione perché “il fatto non sussiste” (complice anche la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio ad opera della maggioranza).
I rapporti con gli altri due partiti di maggioranza sono perlopiù burrascosi, in quanto spesso Salvini si è lasciato sfuggire frasi contro la linea atlantista sulla guerra in Ucraina e i leader europei bellicisti, nonché il riconoscimento della elezione di Putin per il quinto mandato presidenziale. Ha fatto inoltre discutere la sua vicinanza a movimenti di estrema destra e neo-nazisti presenti in Europa, in vista delle elezioni europee 2024, alle quali tra l’altro Umberto Bossi ha dichiarato di non aver votato per la Lega. Da ultimo si è scontrato con Forza Italia, che ha votato con le opposizioni contro la proroga al 2025, richiesta da Salvini, del suo emendamento sulla riduzione del canone Rai da 90 a 70 euro. Inoltre, a ormai metà legislatura, è sotto gli occhi di tutti la disastrosa gestione del suo ministero, con treni che da mesi sono costantemente in ritardo a causa di guasti delle ferrovie e delle linee elettriche, portando quindi il personale ferroviario a scioperare di frequente sia per la mancanza di fondi destinati al trasporto sia per la propria sicurezza (a fronte delle numerose aggressioni ai controllori). Le risposte del ministro, oltre alla scusa che “lui non si occupa di piantare chiodi”, sono le precettazioni.
A Salvini basta solamente che, dopo pochi mesi dalla formazione del governo, abbia ottenuto la legge che avvia l’iter per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, congelando 15 miliardi di euro di fondi pubblici, sottratti anche al Fondo di Sviluppo e Coesione. A fronte dunque delle proteste continue egli avrebbe provato a chiedere un ritorno al Viminale, ricevendo risposta negativa sia da Meloni che da Tajani, che lo ha invitato a occuparsi del Ponte sullo Stretto.
Lo stesso Salvini ha anche disposto che venga rimossa la scritta “Salvini premier” dal simbolo del Carroccio, essendo diventate altre le figure di riferimento all’interno della Lega, come Fedriga e Zaia.Ormai né i suoi slogan né tantomeno la decantata amicizia con Elon Musk lo potranno salvare dalle sue figuracce e dal suo tramonto.
