MELONI TAJANI CROSETTO CINGOLANI …E LA COMPLICITÀ IN GENOCIDIO…

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MELONI TAJANI CROSETTO CINGOLANI …E LA COMPLICITÀ IN GENOCIDIO…

Alfredo Facchini

Oggi non lo dice più solo la piazza, lo dice l’ONU. La Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha scritto nero su bianco: a Gaza sono stati commessi atti di genocidio. Quattro dei cinque previsti dalla Convenzione del 1948.

Non più “sospetti”, “rischi” o “possibili crimini”.Quattro su cinque. Rimane escluso l’atto dell’“impedimento delle nascite”. Le prove: non solo i massacri documentati, ma anche le dichiarazioni ufficiali di ministri e comandanti israeliani, considerate dalla COI indizi di intento genocidario.

Ora cosa cambia? La COI non è un tribunale, quindi non emette sentenze vincolanti. Ma il suo peso politico e giuridico è enorme: fornisce elementi che possono essere usati dalla Corte internazionale di giustizia (ICJ) per stabilire responsabilità degli Stati, e dalla Corte penale internazionale (CPI) per perseguire singoli individui.Sul fronte giudiziario internazionale la pistola fuma da tempo: la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto contro Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant per crimini commessi a Gaza.

Dentro questo quadro irrompe Fabio Marcelli. Non un passante, ma un autorevole giurista e dirigente di ricerca all’Istituto di studi giuridici internazionali del CNR. Una carriera intera nel diritto internazionale.Marcelli ha annunciato una denuncia alla Corte penale internazionale contro il governo italiano e contro Leonardo, per complicità nel genocidio a Gaza. Nomi e cognomi: Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Guido Crosetto, Roberto Cingolani.

Non giri di parole: «La guerra mondiale che si avvicina riempie di gioia la florida industria degli armamenti… La denuncia per complicità in genocidio la trasmetteremo a inizio ottobre alla CPI». Il governo ha dichiarato di aver bloccato nuove licenze verso Israele dopo il 7 ottobre; consegne da contratti pregressi sono però proseguite, come ammesso dallo stesso esecutivo e ricostruito da analisi indipendenti. Ecco la zona grigia in cui prospera l’impunità. Il profilo penale c’è. La legge 962 del 1967 – la cosiddetta “legge Moro” – parla chiaro: genocidio non è solo uccidere, ma anche collaborare, fornire mezzi, armi, strumenti. È prevista la stessa pena. Ergastolo. Non è teoria: è il terreno su cui una Procura può decidere di camminare. Per questo l’iniziativa di Marcelli pesa. Non perché “fa scandalo”, ma perché sposta il baricentro: dalla morale alla responsabilità giuridica. Non c’è più spazio per le foglie di fico. L’ONU indica il genocidio. La CPI ha mosso i primi passi. In mezzo, l’Italia di governo e industria. O si taglia il cordone, con scelte nette su licenze, consegne, cooperazioni militari, oppure si accetta di stare dalla parte sbagliata degli atti.

Se Gaza brucia è perché ieri è stato permesso e oggi si permette ancora. Il nostro Paese ha sospeso nuove licenze, ma le forniture pregresse continuano a viaggiare. Una complicità di fatto.Allora la domanda è semplice: fino a quando la magistratura italiana starà a guardare? Quanti altri bambini massacrati serviranno prima che qualcuno osi pronunciare la parola proibita: corresponsabilità?

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