Stefano Masson
Un viaggetto a Londra, e ora Donald risulta la copia carbone di Ursula. Giusto il tempo per trasformare la guerra di Biden nella guerra della UE (molto esplicitamente: della NATO, ma di una NATO che, a sentire Donald, pare non aver molto a che fare con gli USA …) e siamo tornati alla casella del Via!
Era lo scenario più probabile e puntualmente si è avverato: gli USA si sfilano, alleggerendosi dei costi materiali e anzi convertendoli in risorsa per la loro reindustrializzazione e tuttavia conservando -finché l’Ucraina regge, dopo si vedrà se ci saranno altri “volenterosi”- l’obiettivo, già Dem, di tenere la Russia sotto forte pressione.Ciò che stupisce (in realtà, non mi stupisce affatto) nel discorsetto trumpiano non è l’esito concreto, bensì la totale convergenza “narrativa” con l’ormai classica vulgata liberale sulla guerra.D’altronde, il “folle” Putin ce l’aveva ricordato ancora recentemente: lo scontro non è ideologico, come un tempo aveva pensato (e come devono aver pensato tutti in Russia per un attimo nel dopo ’89: smettiamo di “comunisteggiare” e con l’Occidente sarà Amore), ma geopolitico e strutturale.Insomma, “Putler” si farà pure il bagno nel sangue di corna di cervo, ma soprattutto si fa bagni di realtà e di materialismo: l’aggressività occidentale nei confronti della Russia non è dettata dall’ideologia, anche se con essa può mascherarsi.
Spiace per tutti i liberali del Continente (e di tutte le sfumature, comprese quelle “sinistre per l’Ucraina”, liberal and radical, piene zeppe di anarcocitrulli e trozkofessacchiotti): non esiste alcun “trumputinismo”, non c’è alcuna “internazionale nera antiwoke” che unisce Washington, Mosca, Pechino e Teheran, nessun “tecnofascismo versus liberaldemocrazia”. Mesi trascorsi a scriverne articoloni e trattatelli, a disegnare migliaia di vignette (con Trump, Putin, Xi Jinping e, a scelta se liberali di destra o di “estrema sinistra”, Khamenei o Netanyahu). Sul nulla. Sulla flebilissima traccia comune di quattro sproloqui sulla “famiglia tradizionale”. In una straordinaria dimostrazione, quasi planetaria, di colto infantilismo del ceto medio “riflessivo” d’Occidente e dei suoi intellettuali.
P.S. In tutta questa grottesca pantomima sul “trumputinismo”, c’è ovviamente un pendant russo. E anche lì, l’epifanica rivelazione che questo non esiste, sta destando sconcerto e confusione nell’area più strutturalmente idealistica: l’estrema destra tradizionalista, la quale con tipico ritardo delle idee sulla realtà ha pure i suoi fessacchiotti che si sdilinquiscono in queste ore per il “martire cristiano” Kirk.
P.P.S Tra gli orfanelli russi di Trump, non pare esserci il “centro democratico” putiniano. Piuttosto ovviamente.Questo, infatti, sembra proprio essere l’erede, su questo terreno, della tradizione realista della politica estera sovietica, sempre molto attenta ai dati materiali e ai reali rapporti di forza e dunque pronta a sacrificare all’occorrenza i dettagli della dottrina.Ma in fondo, l’ormai famosa felpetta CCCP di Lavrov ce l’aveva detto eloquentemente.
