Su Ossezia, Georgia, Kosovo ed altro ancora il Premio Nobel per la Letteratura 2025 László Krasznahorkai

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Su Ossezia, Georgia, Kosovo ed altro ancora il Premio Nobel per la Letteratura 2025 László Krasznahorkai

L’ungherese László Krasznahorkai, ultimo Premio Nobel per la Letteratura, ha espresso la sua chiara opinione su Ossezia, Georgia, Kosovo ed altro ancora.

D.La crisi in Ossezia e Georgia secondo lei è correlata all’indipendenza del Kosovo? «Certamente. Eravamo stati avvertiti. Ho provato a raccontarlo in mille maniere ma “Balcani”, all’orecchio di certi direttori, suona ormai come una parolaccia. La “ragione” del vincitore ha prodotto il Kosovo etnico. Una bomba ad orologeria per le realtà multietniche di Bosnia, Macedonia ecc… In Ossezia non è bastato l’inganno classico del “buono” a priori (la Georgia) e del “cattivo” costruito a tavolino. Putin non è Milosevic – forse è un cattivo anche lui ma molto, molto più furbo – e ha il petrolio. Ora, in tutta l’area Caucaso sono cavoli amari».

D.Quali conseguenze l’indipendenza del Kosovo può avere sui movimenti autonomisti europei?

«Se vale la ragione del più forte, come dimostra il Kosovo, sarà la rincorsa a creare condizioni di forza per poter imporre le proprie aspettative».

D.Come vede l’allargamento della Ue nei Balcani?

«Quale Unione europea? Quella della Germania che assieme al Vaticano, nel 1991, ha anticipato il riconoscimento della Croazia favorendo il via alla spartizione territoriale a cannonate? L’Unione degli interessi nazionali prevalenti e contrapposti? L’Unione che ha come “ministro” degli esteri Xavier Solana, l’ex segretario Nato che ha dato l’ordine di sganciare le bombe sulla Jugoslavia? L’Europa la cui politica estera viene decisa dai vertici militari dall’Alleanza Atlantica? L’Europa come seconda scelta dopo l’ammissione alla Nato (La Polonia dei gemelli Kacisnski, ad esempio) o l’Europa che dopo la catastrofe Bush tenta di rendersi autonoma e alternativa? L’attuale Unione coi vincoli di unanimità può al massimo sopravvivere, senza andare da nessuna parte. L’Europa che speriamo, potrebbe essere l’occasione per superare i dieci anni di macelleria balcanica. Peccato si sia inventato il Kosovo etnico. Peccato che esista ancora una parte europea che vuole imporre i suoi distinguo tra “buoni” e “cattivi” del recente passato. L’eventuale esclusione della Serbia sarebbe la follia conclusiva di una politica imbecille».

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