Alfredo Facchini
I fatti sono noti. Il 12 dicembre 1969 a Milano esplode una bomba che devasta la banca Nazionale dell’Agricoltura. 17 i morti. Una strage passata alla Storia come “la madre di tutte le stragi”. E’ l’inizio della “Strategia della tensione”. Una guerra non ortodossa lunga un decennio, accompagnata da un’altra guerra, per certi versi, ancora più subdola: quella condotta dal “Sistema dell’Informazione ufficiale”. Missione: manipolare un’opinione pubblica disorientata e impaurita. Del resto una guerra senza propaganda non si è mai vista.
La paternità della strage è immediatamente attribuita agli anarchici. Facile. Sono loro i bombaroli per eccellenza. È particolarmente viva nel Paese la ferita provocata dall’esplosione di due ordigni il 25 aprile 1969, sempre a Milano. Nel giorno dell’anniversario della Liberazione, nel capoluogo lombardo, esplodono infatti due bombe: una alla Fiera Campionaria e l’altra all’Ufficio cambi della Banca Nazionale delle Comunicazioni, nella stazione di Porta Garibaldi, ferendo una ventina di persone.
Il quotidiano “Il Giorno” titola subito: <<Sono bombe anarchiche>>. Il “Corriere della Sera” opera con la stessa logica che proporrà solo qualche mese più tardi, all’indomani della strage di Piazza Fontana, suggerendo immediatamente ai suoi lettori i colpevoli. Alludendo addirittura alle bombe del 1928, che <<anche allora fu un gesto criminale di un gruppo anarchico>>. Allora sul selciato di piazzale Giulio Cesare, all’ingresso della Fiera di Milano, per una granata restarono a terra venti morti e più di quaranta feriti. Tutta gente che era venuta ad assistere alla visita di re Vittorio Emanuele III.
Tornando alle bombe del 25 aprile, si attestano subito sulla linea colpevolista oltre al “Corriere”, anche “Il Tempo” e “La Nazione”. Un millimetro più cauta “La Stampa” di Torino.
Seguono le bombe sui treni di agosto. L’8 ed il 9 agosto 1969 esplodono otto bombe posizionate su diversi treni delle Ferrovie dello Stato, presso le stazioni di Chiari, Grisignano, Caserta, Alviano, Pescara, Pescina e Mira, mentre altre due bombe vengono ritrovate, inesplose, nelle stazioni di Milano Centrale e Venezia Santa Lucia.
Nel racconto della carta stampata si trasmette l’idea che l’Anarchia è disordine, sangue, morte. Si prepara il terreno. Si costruisce una sorta di pregiudizio di colpevolezza.Sul quotidiano di Via Solferino, Mario Cervi, il gemello di Indro Montanelli, tratteggia l’immagine di un Paese in attesa di <<misure insieme repressive e preventive che oggi non sono più dilazionabili e rinunciabili>>.Il collega Alberto Grisolia, sembrerebbe legato ai servizi segreti, nelle pagine interne della cronaca di Milano si prodiga nell’indicare la suggestione di un altro precedente storico, a suo avviso, di marca anarchica: <<Un tragico precedente: lo scoppio del Diana. La bomba esplose la sera del 23 marzo 1921. Autori furono tre anarchici>>.
La suggestione rimbalza anche nelle altre testate di Destra come “Il Giornale d’Italia”, “La Notte”, “Il Resto del Carlino”. Anche “L’Osservatore Romano” soffia sul fuoco degli anarchici e più in generale sulla stagione della Contestazione. Scrive:<<Un’ondata di anarchia si abbatte sul paese>>.
L’attentato alla Fiera di Milano di aprile, le bombe sui treni di agosto, la morte dell’agente Annarumma il 19 novembre, durante una mobilitazione di piazza, rappresentano una catena di atti terroristici che culminerebbero con la strage di Piazza Fontana. Di questa ricostruzione se ne fa interprete, nel discorso di fine anno, anche il capo dello Stato, Giuseppe Saragat. C’è bisogno di ordine, di ripristino dell’ordine pubblico. Bingo.
Per i quotidiani della sinistra storica “L’Unità”, “L’Avanti” e “Paese Sera” la matrice è invece inconfondibile: di marca fascista. Mentre i giornali della sinistra rivoluzionaria, sono ancora più espliciti: la Strage, non è solo fascista è di Stato.
È “La Stampa” a riportare le parole del commissario di Polizia, Luigi Calabresi, che a sole poche ore dall’attentato dichiara di guardare all’ <<estremismo di sinistra>>, perché <<non sono certo quelli di destra che fanno queste azioni. Sono i dissidenti di sinistra: anarchici, cinesi, operaisti (Potere operaio, Lotta continua)>>.
Due giorni dopo <<una spinta e l’anarchico Pinelli vola giù>> da una finestra della Questura di Milano.

