Picierno (PD): armi senza limite a Kiev per la sconfitta definitiva della Russia.

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Picierno (PD): armi senza limite a Kiev per la sconfitta definitiva della Russia.

Manuel M Buccarella

Sono preoccupanti le dichiarazioni rese dalla PD Pina Picierno, vice presidente del Parlamento europeo, che sostiene la necessità di un riarmo dell’Ucraina praticamente illimitato.

L’eurodeputata italiana, già nota per le sue posizioni sioniste, ritiene che solo sconfiggendo la Russia l’Europa potrebbe evitare un’invasione e difendere i suoi valori liberali e democratici. Insomma, la solita tiritera che vorrebbe l’Ucraina come una democrazia aggredita dalla Russia per finalità non solo presuntamente – o anche – imperialiste – e dunque estremo baluardo dei valori democratici occidentali – in profonda crisi – rispetto alla natura assai poco urbana e selvatica dei russi e al loro oscurantismo autocratico. La solita pericolosa storia della guerra della civiltà contro la barbarie, per altro per procura, come sembra confermare la Picierno. Peccato che, quanto a democrazia, Kiev sia e sia stata sempre in grave difficoltà, visto che già prima dell'”operazione militare speciale” i principali partiti di opposizione a Zelensky sono stati messi al bando, a partire dal Partito Comunista, e che molte emittenti televisive pure sono al bando. Senza trascurare il fatto che Stepan Bandera, noto collaborazionista ucraino dei nazisti, è ancora eroe nazionale e che Zelensky per conservare il potere è dovuto scendere a patti con milizie e forze politiche di estrema destra se non apertamente neonaziste, come il battaglione Azov. Senza parlare poi dello scandalo corruzione che ha lambito lo stesso Zelensky. Senza voler con questo fornire legittimazione a Putin.

Ma chi stiamo aiutando, per altro con clamorosi ma prevedibili conseguenze sul campo di battaglia? Il ministro della difesa Crosetto, a proposito del nuovo pacchetto di aiuti militari per Kiev, ha affermato che in realtà serve solo per prendere tempo, consci che non sarà per nulla decisivo.

“Noi italiani siamo già in guerra – commenta lo storico Alessandro Volpi – perché l’attacco russo all’Ucraina è solo l’inizio di una grande operazione che ha come obiettivo la sottomissione europea: è in atto una guerra militare e valoriale. Non possono esserci dunque mediazioni con Putin ma solo la sua distruzione. Mi sembrano dichiarazioni folli e soprattutto incoerenti perché una guerra siffatta – sempre ammesso e non concesso che non diventi subito una definitiva guerra nucleare – implicherebbe davvero centinaia di migliaia di morti dal momento che gli europei, e la Nato, dovrebbero correre in Ucraina e combattere non più per procura ma in prima persona, con l’effetto di scatenare il terzo conflitto mondiale”.

Nel frattempo Ursula von der Leyen dichiara apertamente la necessità di trovare quasi 200 miliardi di euro in due anni per sostenere questa guerra proponendo agli Stati europei tre strade: un forte indebitamento, magari garantito dall’adesione al Mes, l’emissione di un debito europeo comune che, inevitabilmente, strangolerebbe i debiti dei singoli paesi, o l’utilizzo dei beni russi congelati, considerati come un anticipo sulle riparazioni di guerra che la Russia dovrebbe pagare, per emettere nuovo debito per il riarmo (soluzione con grave impatto legale e dalle conseguenze imprevedibili: i russi continueranno a nazionalizzare aziende straniere in Russia, per esempio).

In un tale quadro alle spese per la guerra dovranno essere subordinate le spese per la sanità, per l’istruzione, per la previdenza ed ogni altra spesa pubblica (a meno che non ci si freghi gli asset russi forse ndr)

“Se andiamo alla terza guerra mondiale – osserva ancora Volpi – bisogna che le popolazioni si preparino a combattere a a versare oro alla patria, secondo una logica, come hanno dimostrato le guerre del passato, per cui a pagare, a soffrire e a morire saranno solo gli appartenenti alle fasce di popolazione più povere, mentre la grande finanza approfitterà della grande speculazione generata dal conflitto, salvo poi esserne travolta. Ma sarà troppo tardi…”

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