(articolo realizzato con il contributo dell’IA)
Il 19 marzo 1951 segna un passaggio cruciale nella storia dell’Iran contemporaneo: in quei giorni il Parlamento (Majlis) approvò la legge per la nazionalizzazione dell’industria petrolifera, formalizzata definitivamente il 20 marzo 1951.
Protagonista dell’evento fu Mohammad Mossadeq, leader nazionalista che mirava a sottrarre il controllo del petrolio iraniano alle compagnie straniere, in particolare alla Anglo-Iranian Oil Company britannica. La decisione rispondeva a un forte malcontento popolare: gran parte dei profitti petroliferi finiva infatti al Regno Unito, lasciando all’Iran benefici limitati.
La nazionalizzazione ebbe conseguenze immediate sul piano internazionale. La Gran Bretagna reagì con sanzioni economiche e un embargo sul petrolio iraniano, mentre la crisi si inserì nel contesto della Guerra fredda, attirando anche l’attenzione degli Stati Uniti.
Questo conflitto culminò nel colpo di Stato del 1953 (Operazione Ajax), sostenuto da Stati Uniti e Regno Unito, che portò alla caduta di Mossadeq e al rafforzamento del potere dello scià Mohammad Reza Pahlavi.
