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Il vertice europeo testimonia, data la presenza centrale di Mario Draghi e Enrico Letta, la ferma volontà di continuare sulla strada della finanziarizzazione del risparmio: in sintesi, si riduce la spesa degli Stati a vantaggio della privatizzazione che affida alla finanza la gestione dei servizi essenziali. “In tale ottica, gli eurobond, se in quantità limitata, non sono altro che una pericolosa concorrenza ai debiti nazionali”, osserva Alessandro Volpi. Come noto la soluzione del debito comune, eurobond, è stata adottata in occasione della crisi del Covid-19, con un budget di 800 miliardi di euro. Inizialmente contrastata dai “Paesi frugali”. Comunque non sarà facile riproporla e soprattutto attuarla.
A margine del vertice europeo si è formalizzata una strana “accoppiata”, quella tra Italia e Germania, di difficile comprensione, salvo giustificarla con la collaborazione siglata da Leonardo con la tedesca Rheinmetall per la creazione di una joint venture finalizzata alla produzione di carri armati e mezzi pesanti. La manifattura italiana inoltre, come noto, è entrata in crisi con il declino dell’industria tedesca, con la quale ha intessuto intense sinergie peoduttive. Dunque se la Germania prevede un intenso utilizzo del debito pubblico per il rilancio ciò indirettamente dovrebbe o potrebbe generare beneficio all’Italia.
L'”accoppiata” non convince il professore Volpi: “l’Asse Roma-Berlino significa, verrebbe da dire di nuovo, la subordinazione dell’Italia alla Germania. E’ evidente infatti che Merz, con un debito pari alla metà del debito italiano rispetto al Pil, potrà avviare tutte le politiche di aiuto alla propria economia, a cominciare da automotive, acciaio, energia, che l’Italia non sarà in grado di perseguire. Peraltro l’automotive tedesco vanta quasi 800 mila occupati contro i 165 mila italiani, di cui la gran parte dipendenti di Stellantis, il cui amministratore Filosa ha dichiarato l’ enorme difficoltà di bilancio. In questo senso pensare che il modello stia nella forza dell’auto tedesca per le subforniture Italiane si è rivelato già da tempo un tragico errore. Anche nell’acciaio la condizione dei due paesi è profondamente diversa, con la Germania, prima produttrice in Europa, dotata di grandi acciaierie e l’Italia alle prese con il disastro di Ex Ilva, a cui la concorrenza tedesca può fare molto male. Più in generale, Italia e Germania hanno due sistemi produttivi totalmente diversi. In Italia le imprese sono, 4,5 milioni con una media di 5 dipendenti, in Germania le imprese sono 3,2 milioni e decisamente più grandi e capitalizzate. In particolare esistono 150 mila grandi imprese, come Siemens, Volkswagen, BASF, in grado di trascinare l’economia reale, soprattutto con quegli aiuti di Stato che diventano possibili per la scelta di Giorgia Meloni di sostenere la cooperazione rafforzata. Peraltro anche la scelta condivisa da Merz e Meloni di puntare sul riarmo non può che favorire la Germania proprio per le sue capacità di spesa, per la sua struttura produttiva e per la presenza di almeno una decina di grande imprese di armamenti”.
