Manuel M Buccarella
Nonostante l’impegno più volte pronunciato, soprattutto dall’Unione Europea, di voler continuare a sostenere l’Ucraina “finché sarà necessario”, “per una pace giusta e duratura” e dunque “fino alla definitiva sconfitta della Russia”, i dati parlano chiaramente: il sostegno militare all’Ucraina, gli aiuti in armi e munizioni sono diminuiti drasticamente quest’estate, di oltre il 50 per cento.Lo rileva il Kiel Institute, think-tank economico tedesco che monitora il flusso di aiuti militari all’Ucraina.
Secondo il think tank tedesco, l’Europa ha inviato o stanziato un totale di 3,3 miliardi di euro in aiuti militari all’Ucraina a luglio e agosto, con una media di 1,65 miliardi di euro al mese. Si tratta di un calo del 57% rispetto a gennaio-giugno, quando i paesi europei avevano speso in media 3,85 miliardi di euro al mese per sostenere l’Ucraina.Ma non è solo una tendenza europea. Gli aiuti militari all’Ucraina provenienti da tutti i paesi sono diminuiti del 43% nello stesso periodo, nonostante il Canada abbia annunciato un ampio pacchetto di aiuti alla fine di agosto.
“L’Europa sta ridimensionando il suo sostegno militare complessivo. Ciò che sarà cruciale ora è l’evoluzione delle cifre in autunno”, ha dichiarato Christoph Trebesch, direttore della ricerca al Kiel Institute. Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, tuttavia, legge ed interpreta la realtà in maniera differente: Il sostegno all’Ucraina “non è calato, se si guarda a quest’anno, in media, è come l’anno scorso. Tutto il materiale essenziale è stato portato avanti e ne sono orgoglioso perché, quando hanno iniziato questa guerra, i russi, pensavano di vincerla in tre settimane. Ora siamo al quarto anno e hanno perso 1 milione di uomini”. Motivo per cui si vorrebbero utilizzare i 175 miliardi di asset della Banca centrale russa per sostenere l’Ucraina, operazione che si espone ad una serie di rischi legali e ad un contenzioso con rischi non piccoli di soccombenza per l’Ue.
La maggior parte degli aiuti militari di quest’estate – spiega l’esperto Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, dalle colonne del suo giornale online – è stata consegnata tramite la Lista delle richieste prioritarie dell’Ucraina (PURL nell’acronimo inglese) della NATO, il meccanismo lanciato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, a luglio, che consente di attingere alle scorte americane per alimentare l’Ucraina ma con il conto da saldare (con un ricarico del 10 per cento aveva detto il segretario al Tesoro statunitense Bessent) a carico degli europei.
I donatori di fatto comprano sistemi di difesa e munizioni stoccate degli Stati Uniti, così da ridurre i tempi di consegna. Alla fine di agosto otto paesi membri dell’alleanza militare avevano aderito al PURL, per un totale di 1,9 miliardi di euro: Belgio, Canada, Danimarca, Germania, Lettonia, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia.
Il Kiel Institute ha anche rilevato che l’Europa ha superato gli Stati Uniti nel totale degli stanziamenti a favore dell’Ucraina dall’inizio del conflitto: 83 miliardi di euro contro i 64,6 di Washington.Sotto la presidenza di Joe Biden erano stati gli USA a fornire maggiori aiuti a Kiev.
Per quanto riguarda gli aiuti finanziari e umanitari – riporta sempre Analisi Difesa – sono rimasti stabili rispetto al primo semestre del 2025, attestandosi a 7,5 miliardi di euro, nonostante l’assenza di nuovi contributi statunitensi.
Oltre a calare gli aiuti militari all’Ucraina si registrano crescenti spaccature tra gli europei circa i costi da sostenere per armare Kiev e finanziare Washington con il programma PURL. Oramai le armi statunitensi le pagano direttamente gli alleati europei. Furbescamente Trump si sta tirando fuori dal conflitto puntando sulla massimizzazione dei profitti dalla vendita di armi (accordo sulle risorse minerarie a parte).
La telefonata Trump/Putin. La visita di Zelensky a Washington.
Ieri vi è stata una conversazione tra Trump e Putin durata oltre 2 ore. L’inquilino della Casa Bianca ha fatto sapere che il vertice in Ungheria avrà lo scopo di “valutare se possiamo porre fine a questa ‘ingloriosa’ guerra tra Russia e Ucraina”. Trump ha detto poi nella serata italiana che prevede di incontrare Putin “nelle prossime due settimane”. Il tycoon si dice ancora fiducioso nel fare incontrare Putin con Zelensky per poter porre fine alla guerra.
Zelensky sarà oggi alla Casa Bianca per incontrare Donald Trump, che nel frattempo ha fatto una almeno parziale marcia indietro circa la fornitura dei missili a lungo raggio Tomahawk all’Ucraina, dicendo che gli States non possono rimanere “senza scorte”.
Il presidente ucraino rimane comunque fiducioso: “Oggi incontreremo i rappresentanti delle aziende di difesa, che producono armi potenti che possono sicuramente rafforzare la nostra difesa – ha dichiarato – in particolare, parleremo di ulteriori forniture di sistemi di difesa aerea” annunciando anche un incontro con i rappresentanti delle aziende energetiche americane.
La fornitura a Kiev dei Tomahawk non riscuote ovviamente il consenso russo, che ha annunciato in caso di perfezionamento della misura, un rigido raffreddamento dei rapporti con la Casa Bianca.
