Ritorna in Italia il terzo gruppo – su tre – di migranti spediti in Albania. Ritorneranno stasera in nave a Bari.

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Ritorna in Italia il terzo gruppo – su tre – di migranti spediti in Albania. Ritorneranno stasera in nave a Bari.

ma.bu.

Terzo trasferimento di migranti in Albania e terzo no dei giudici al trattenimento nel centro di Gjader, con una decisione analoga per tutti e 43 e che rinvia alla Corte di giustizia europea il compito di diramare i dubbi sul fatto che un Paese possa qualificarsi come sicuro, “quando le condizioni sostanziali per la sua designazione non sono soddisfatte per alcune categorie di persone”.

La Corte d’Appello di Roma ha sospeso l’efficacia del provvedimento governativo, rinviando per la decisione finale alla Corte di Giustizia europea per il 25 febbraio. L’effetto delle decisioni della Corte di appello di Roma è stata la liberazione dei 43 richiedenti asilo (bengalesi ed egiziani), che arriveranno a Bari stasera.

Un altro schiaffo per il governo, che fa trapelare “grande stupore, perché a nostro avviso non c’è la necessità di aspettare il pronunciamento della Corte di giustizia europea”. E fonti di Palazzo Chigi assicurano: “Al lavoro per superare anche questo ostacolo”. Cosa combineranno stavolta?

Lo spostamento della competenza in materia dai giudici della sezione immigrazione alla Corte d’appello non ha dunque sortito gli esiti sperati dal governo. Peraltro, alcuni giudici che hanno deciso sono rimasti gli stessi delle sezioni specializzate. La provenienza di un richiedente asilo da un Paese sicuro è il presupposto per l’applicazione della procedura accelerata di frontiera e, dunque, per il suo trasferimento in Albania. Sia Bangladesh che Egitto sono nella lista dei ‘sicuri’ inserita dal governo in un decreto a dicembre. Ma nel decreto, evidenziano i giudici, “per nulla è stato considerato il mancato rispetto delle condizioni per determinate categorie di persone” e non sono menzionate “specifiche fonti di informazione sulla condizione dei paesi inseriti nella lista”.

Dunque “per quanto concerne le condizioni sociali e politiche dei paesi” valgono “le informazioni qualificate rese disponibili e utilizzate per il precedente decreto interministeriale del 7 maggio 2024”. E dalle fonti ministeriali risulta che le condizioni di sicurezza di Bangladesh ed Egitto “non sono rispettate per tutte le categorie di persone”, come ad esempio per la comunità Lgbtqi+, le vittime di violenza di genere, incluse le mutilazioni genitali femminili, le minoranze etniche e religiose, le persone accusate di crimini di natura politica e per i condannati a morte. Visto che in materia ci sono “contrasti interpretativi” tra il diritto europeo e quello italiano, i magistrati hanno formulato “un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione europea”.

Ovviamente il governo l’ha presa proprio male, atteso che la stessa Meloni aveva promesso che i centri in Albania sarebbero comunque funzionanti (a dispetto, aggiungiamo, delle decisioni della magistratura).

Esultano le opposizioni , in quanto il danaro speso non sarebbe giustificato e comunque in spregio a fondamentali norme di diritto internazionale.

Attendiamo dunque la decisione della Corte di Giustizia europea, il prossimo 25 febbraio.

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