Alfredo Facchini
Ore 10. Campo profughi di Shatila, Beirut, zona sud-occidentale della città.
«Furono le mosche a farcelo capire. Erano milioni, e il loro ronzio diceva più dell’odore. Grosse come mosconi, ci ricoprirono senza distinzione, incapaci di cogliere la differenza tra vivi e morti. Bastava fermarsi a scrivere e subito si posavano – a legioni – sui taccuini, sulle mani, sulla pelle, sugli occhi, sulla bocca. Passavano dai corpi esanimi ai corpi tremanti, dai cadaveri ai giornalisti».
Robert Fisk, corrispondente da Beirut, entra a Shatila quando gli assassini se ne sono già andati. I cadaveri parlano più dei sopravvissuti. Le mosche, la puzza, il silenzio innaturale.
Gli assassini: le milizie cristiano-maronite mandate dentro da Israele. Il contesto: settembre 1982, l’Olp già evacuata a Tunisi. I campi un ammasso di civili indifesi. Il pretesto: “ripulire” i campi da presunti terroristi nascosti. Sempre la solita storia.
Il copione.Dal pomeriggio del 16 settembre alla mattina del 18, Sabra e Shatila si trasformano in macelleria. Due giorni bastano per sterminare. Uomini, donne, vecchi, bambini. Non importa chi. Non importa come. Colpi di pistola, di mitra, di coltello. Case rase al suolo. Corpi ammucchiati sotto il sole.L’esercito israeliano circonda i campi, controlla gli accessi, illumina le notti con i razzi al fosforo. Non entra. Non ferma. Non guarda, ufficialmente. Ma garantisce per chi sta facendo il lavoro sporco.
Alla fine, i numeri oscillano: 800, 3600 morti. Numeri che valgono a seconda di chi li pronuncia. Ma basta la metà, basta un decimo, per chiamarlo col suo nome: massacro.Elaine Carey, Daily Mail: «Il campo, quattro giorni prima, era brulicante di vita. Quando arrivammo, non c’era più nulla. Solo odore di morte, corpi sotto il sole, bambini sgozzati, donne stuprate e lasciate a marcire. Una guerra già aveva fatto migliaia di morti, ma l’uccisione a sangue freddo di questa gente sembrava infinitamente peggiore».
La farsa della giustizia.16 dicembre 1982: l’Assemblea Generale dell’ONU definisce Sabra e Shatila un genocidio. Condanna solenne, firmata sulla carta. Poi, nulla. Elie Hobeika, il boia, diventa deputato, ministro, uomo di governo.In Israele, la Commissione Kahan parla di “responsabilità indiretta”: Begin, Sharon, Eitan sapevano, non fecero nulla, quindi colpevoli a metà. Sharon dovrebbe dimettersi. Non lo fa. Anzi, vent’anni dopo, diventa primo ministro.Nessuno paga. Nessuno.
Il meccanismo è sempre lo stesso. Allora come oggi. Allora c’era l’Olp: il pretesto buono per circondare, assediare, massacrare. Oggi c’è Hamas: il pretesto per cancellare Gaza dalla mappa.È iniziato tutto il 7 ottobre. Vero?

